Gold Coast, giorno 19

Sveglia all’alba perché i vicini di stanza hanno deciso si mettersi a urlare in cinese o non importa quale altra lingua! Senza riguardo, senza decenza, manco stessero a casa loro… ma neanche, perché anche lì ti dovresti preoccupare di non rompere i coglioni ai vicini! 

Ci vestiamo e ci infiliamo nel primo Hungry Jack’s che troviamo. È una catena tipo mc Donald’s… sono inflazionate qui, non si trova altro ma il toast è di tutto rispetto. 

Lasciamo Coolangatta alla volta di Currumbin beach. La corrente è forte e l’acqua stranamente calda. Il mio primo bagno dell’anno! Dopo 2 inverni consecutivi 2 estati di fila mi ci volevano!

Attraversiamo la Palm Beach  e Miami australiane. Qui ci fermiamo per un’insalatona spettacolare con una verdura che si chiama Kale che qui si usa molto. Non conosco l’equivalente in italiano, non so nemmeno se esista ma appena torno voglio provare pure io a tritare i broccoletti crudi e mischiarli con semi e feta… gli intruglio con la maionese invece no, li lascio volentieri qui!

Prenoto una specie di motel a Gold Coast, poi facciamo su e giù un paio di volte per un centro commerciale, Paradise Fair, per comprare delle cose che ci mancavano. Alla fine non siamo state ferme un attimo e finiamo la giornata a tagliare verdure dure come il marmo con coltellini di plastica!

Penso a chi ha scoperto quasi con disappunto e dispiacere che partivo e, in seguito, c’è rimasto forse ancora peggio quando ha scoperto che non ero più da sola! Quante energie sprecate e soprattutto come vi va di focalizzarvi così tanto sulla vita degli altri?! Sì, lo so, può essere un buon diversivo per non pensare al grande impiastro che è la vostra… la verità è che lo sono tutte ma non è spostando l’attenzione su qualcosa di esterno che migliorerete la vostra! 

La mia vita, viene come gira, non c’è uno schema, un programma, un impegno rigido e inderogabile che non si possa in alcun modo disattendere! Sta parentesi di 4 giorni con Laura non era prevista ed è rimasta incerta fino all’ultimo. È capitata e abbiamo entrambe colto la palla al balzo! Non credo di dovermi giustificare con qualcuno, nè vi invito a fare altrettanto, dico solo che se vi stupite per qualcosa è perché non mi conoscete affatto! Ho amici e conoscenti in tutto il mondo sì, ma non apprezzo la compagnia di tutti. 

Prima di partire ho provvidenzialmente bloccato 2 persone su Facebook proprio per non doverle poi incrociare qui in Australia. Non mi avevano fatto niente, solo io non avevo voglia di vederle, men che mai spiegargli perché non volevo vederle. Non c’è un motivo in particolare, solo la pesantezza del dover sottostare a certi schemi mentali, a prassi che restano immutate nel tempo e che non mi appartengono più.  

È poi penso a quelli che si sono stupiti perché invece partivo da sola, a chi non l’ha capito ma non mi ha lanciato anatemi di alcun tipo, a chi ha capito ma soprattutto a chi non l’ha capito ma è riuscito a gioire lo stesso! L’apertura mentale! Questa disponibilità di ascolto verso possibilità che non si erano mai prese in considerazione prima, l’accoglierle con curiosità per provare a imparare a conoscere qualcosa di nuovo piuttosto che trincerarsi con chiusura dietro idee immobili e ristagnanti da una vita!  

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Manly, giorno 9

Oggi Laura lavora, vagare da sola alla scoperta di un posto è tutta un’altra cosa. Devi fare affidamento solo su te stessa, ti perdi e scopri posti anche molto belli che altrimenti non avresti mai visto, sei costretta a chiedere indicazioni agli sconosciuti… e no, non mi sento nè scema nè sfigata, mi sento viva, che vorrei condividere tante sensazioni, riflessioni, la testa parte, ho come l’impressione che i viaggi mi servano anche a questo, a fare ordine dentro di me, come il mare, come le passeggiate, come la musica, come scrivere… 

Anyway, pranzo con Laura al centro commerciale dove lavora e poi riesco a perdermi un numero imprecisato di volte. Manly è tranquilla e soleggiata, ha delle spiagge fantastiche ma la cosa che forse apprezzo di più è il poter andare in giro come una zingara e nessuno che mi guardi storto o che faccia qualche osservazione sgradevole! Io la chiamo libertà, libertà di essere quel che si è e non avere inutili rotture di… che poi tanto a che serve? 

Ho delle amiche fantastiche, secondo me anche belle ragazze, e non ce ne è una che non si senta brutta, inadeguata, sbagliata, etc. No, forse qualcuna ce ne è ma è la netta minoranza e credo sia un vero peccato. 

Per noi stessi, mai per gli altri. È un peccato dar peso a certi sguardi ma è pur vero che senza si vive meglio, spensieratamente! È una forma di civiltà che ci manca e di cui sento la mancanza dai tempi di Londra(quasi 20 anni insomma). Quando esci di casa, da quella che molti chiamano zona di comfort (definizione che non amo molto perché, secondo me, abusata) ti rendi conto che questo non è l’unico mondo possibile. Era pure il ritornello di una vecchia canzone, è quello che mi dico da anni, è quello che constato ogni volta in cui viaggio, è quello che rimanda lo specchio. Non trovo mai la stessa immagine riflessa, ci sarebbe da chiedersi perché quello che qui non è un problema, in altri posti lo diventa.

I veli sono anche mentali, i kg nel cervello, la bellezza negli occhi di chi guarda. Un po’ soffro a sentirmi “liberata” qui e oppressa nel mio paese… per gli sguardi inquisitori, i ghigni malefici, il provincialismo di merda, la cattiveria gratuita. Ormai ho imparato che il paradiso non esiste ma diciamo che un qualsiasi posto sulla terra, dalla soleggiata Manly alla cupa Londra ti ci fa sentire un po’ più vicino, solo per la libertà di vestirti come cacchio ti pare! 

Sono questi i pensieri che mi affollano la testa camminando per il corso mentre incrocio gente di ogni tipo che da noi verrebbe arrestata per oltranza al pudore, addetta, derisa, etc. Poi mi capita davanti il murale che vedete nella foto (si, lo so, sono fissata!) e decido di spostarmi dal centro perché forse troverò anche altri capolavori. Mi perdo. Arrivo al cimitero. Poi sulle spiagge dalla parte opposta. La giornata finisce in un attimo e tutto quel che ritengo continua ad essere “qui posso vestirmi come mi pare”! 

Sydney, giorno 7

Dopo un devastante viaggio notturno in autobus arriviamo a Sydney. Di buono c’è che finalmente ho visto la croce del sud, è la mia prima volta nell’emisfero sud, la prima volta così lontano… Qui c’è gente che ha fatto letteralmente il giro del mondo e alla fine è approdata qui ma io non potevo fare le cose per tappe, perché aspettare se quello che desideravo vedere di più era questo posto? 

Rivedo Laura, che vive qui dall’anno scorso. Mi fa strano, sono stordita, fa molto più caldo rispetto a Melbourne, c’è una marea di gente e, tanto per cambiare, non ho dormito niente. Andiamo dritte sparate all’Opera House, mangiamo un’insalata insulsa che ci fanno pagare uno sproposito e poi visita guidata all’interno. Deludente la visita di per sé ma la struttura indubbiamente merita. Mezz’ora buttata a cercare di far funzionare le audio guide e l’altra mezz’ora a cercare di captare le parole della nostra guida in carne ed ossa, sciatta come se lavorasse al mercato, disorganizzata e approssimativa come se fosse stata a Roma! Solo che se fosse successo da noi ci avrebbero linciato e giù a blaterare insulti contro gli italiani! Peccato davvero ma resto sempre sorpresa nel vedere come all’estero riescano a venderti fumo con la disinvoltura di chi ostenta invece qualcosa di valore! 

Proseguiamo per i Royal Botanic Gardens che si trovano lì vicino, tenuti benissimo, vera e propria oasi di pace nel caos della city

Infine traghetto per Manly (dove vive lei), la seconda spiaggia di Sydney e cena sulla spiaggia.