Tarragona

Sto sul treno per Barcellona. Mi aspetta l’ennesimo trasloco ma sto bene, serena, rilassata. Volevo venire a Tarragona per la settimana santa ma ho fatto benissimo a non farlo, non me la sarei goduta come invece ho fatto adesso. Qualche turista in giro c’era ma stamattina nessuno, uno spettacolo impagabile. 

A giusto titolo questa città è patrimonio Unesco. Ho cominciato con l’acquedotto romano, poco fuori dalla città. Era da tanto che volevo vederlo, un capolavoro dell’ingegneria ancora ben saldo lì al suo posto dopo secoli e secoli. 

È immerso in una pineta profumatissima ma purtroppo i rumori della vicina autostrada arrivano lo stesso fin qui. Sono arrivata da sotto, roba da sentirsi piccoli piccoli ed emozionati di fronte a tanta storia. Solo gli scavi a Roma o i templi greci mi hanno fatto lo stesso effetto. 

Il resto della giornata l’ho passato in città percorrendo le mete di maggiore interesse. Colpo d’occhio per la cattedrale, l’anfiteatro (vedi foto) e gli altri scavi romani. È tenuta da dio. 

L’impronta romana e quella araba si confondono con armonia in questa cittadina dalla forte personalità. Non mancano orrori architettonici di epoca moderna ma sembra quasi che la città voglia reagire agli anni bui della dittatura colorando con murales di tutto rispetto muri anonimi se non addirittura brutti. 

Infine c’è il mare, niente di particolare in realtà perché non è particolarmente pulito e molto più vicino del l’orizzonte si stagliano le sagome di brutte navi mercantili e petroliere… ma cos’è una città senza mare? Non sarebbe ancora più deturpata e monca? 

Il porto è tenuto da dio, sorprendenteme moderno ma con i colori caldi delle casette di mare, affacciate ad ammirare i riflessi dell’acqua. 

L’ho adorato! Stamattina non c’era un’anima in giro, una delle passeggiate più rilassanti della mia vita.