Finti sorrisi

Ci sono sorrisi che sono smorfie di dolore, ferite che affiorano sulla pelle, pensieri che non si riescono a celare. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima ma anche le labbra non scherzano. 
Ho sempre provato una gran pena per le persone incapaci di sorridere… con le labbra, con gli occhi, col cuore. Non credo che ci si voglia volontariamente tristi, credo piuttosto che ci si intestardisca stupidamente su scelte sbagliate, non risolutive, affatto efficaci, che ci affondano ogni giorno di più in uno stato di tristezza e frustrazione tale che non siamo più in grado di celarlo.

Non bastano i complimenti, le belle giornate di sole, una mano amica che ti offre un aiuto forse insperato. A volte siamo noi che non ci vogliamo aiutare, non ci vogliamo diversi, non ci vogliamo lontani da un dolore che ormai conosciamo come le nostre tasche, che è quasi divenuto amico, fedele compagno, parte integrante della nostra vita. A volte siamo noi a non voler cambiare, a non volerci diversi, più forti, liberi.

A tutte le amiche che mi parlano di consapevolezza… belle mie, è proprio questo il punto! Basta un solo passo avanti, uno solo, per diventare incapaci di tornare indietro, di tornare a nasconderci in quell’impasse che 2 secondi prima ci bloccava. Prendere consapevolezza di questi ed altri meccanismi è una strada a senso unico e senza ritorno. Una volta varcata la soglia della consapevolezza non è più possibile tornare indietro! Non si può dare una sbirciatina, provare a vedere come sarebbe la nostra vita se ci scrollassimo di dosso il fardello del passato.

Non ho mai capito come si possa indugiare tanto nella sofferenza fino a farsela amica eppure il mondo è pieno di gente che la pensa diversamente da me.

Questo post è nato in Puglia, al cospetto di una conoscente che mi ha suscitato tristezza e riflessioni. Avrei voluto aiutarla ma la verità è che nessuno può se non glielo si permette…

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Se questo mare potesse parlare… 

Se questo mare potesse parlare non credo che svelerebbe le mie confidenze, nomi, eventi, luoghi, lacrime, contorti processi mentali e ancora lacrime. I nomi in realtà non li farò neanch’io ma sento la necessità di scrivere un tributo al mare, non solo quello di Roma (questo nella foto è Ostia, qualche giorno fa), ma a tutti i mari che mi hanno accolto, che mi hanno visto ridere, piangere e che mi conoscono più di quanto tanti esseri umani non faranno mai. Si dice spesso che il mare è traditore. Dipende. Io credo che lo diventi solo quando si sfida la natura e i propri limiti, è vero che spesso il mare non perdona ma con chi te la prendi se non con te stesso? Adoro andarci da sola,  per un attimo, un’ora o mezza giornata hai la sensazione che tutto riacquisti un senso, una sua logica, il posto che gli è proprio… ed ecco, io appartengo al mare! È una violenza trapiantarmi in città dove non c’è o dove puzza. Voglio vedere quando la finirò anch’io con la serie infernale di trasferimenti insensati ma questo è già un discorso più lungo e più complesso. 

Ostia è un posto che ho odiato per anni eppure è da qui che tante volte sono risorta dalle mie ceneri, che ho rimesso insieme i migliaia di pezzettini dei tanti frantumi. Se ci fosse una sola foto a poterla rappresentare, senza alcun dubbio sceglierei questa. Cupa ma con la luce all’orizzonte. 

Tante volte sono rinata e ripartita da qui. Quanti sbagli, eventi, passi indietro, balzi in avanti, quanti errori nel corsi di una vita. Quante delusioni, tradimenti, amicizie e amori finiti? E lui stava sempre lì,  per me…