Wilson Promontory, giorno 6

Fin’ora non vi ho parlato dei compagni di viaggio di questi tour guidati perché fino ad oggi in realtà non c’era niente da segnalare, coppie e amici che non si rivolgono la parola manco per sbaglio: impressionante ma ben venga il silenzio! In questa seconda parte del tour invece ho sofferto molto per il motivo opposto. Ieri Amy ci ha lasciato in un ostello alle porte di Phillip Island e stamattina abbiamo continuato il tour con un altro autista e altra gente. Stavolta quasi tutti americani e parlano, parlano, parlano… l’autista peggio di loro! Un logorroico che visibilmente adora il suono della sua voce, che a differenza degli autisti precedenti si è dotato di un microfono a cuffia con amplificatore per ripeterci a pappagallo tutto quello che ha letto su dei libri che parlano di questa zona. Per carità, lodevole al massimo il suo amore per quello che fa ma st’atteggiamento da documentarista mancato lo trovo un di un narcisismo molto molesto. Non sta zitto un momento, tedia l’intero pulmino con dettagli insignificanti a volume altissimo per tutto il viaggio di andata al Promontorio Wilson, se gli fanno domande non risponde, è un fiume in piena, ma ripete un copione privo di senso visto che non ha l’attenzione del suo pubblico. Lui però se ne frega e continua imperterrito. La gente dorme e lui si gode il silenzio, visibilmente parla solo per se stesso, ma sembra il monologo di un attore incapace, insensibile a tutto e a tutti! 

Meriterebbero un premio per molestie un’americana arrogante che pare ci stia facendo un favore a fare sto tour, l’inglese vicino a cui sono seduta che si capisce da solo quando parla, l’autista ovviamente è  l’aria condizionata a palla, che attenta alla mia esistenza da quando sono arrivata in Australia ma oggi mi sta pensando più che mai!  Mi scanso dal bocchette ma mi arriva lo stesso e non si può spegnere! Li mortacci sua! Ma che è sta mania? 

A fine viaggio, quando finalmente l’autista ritiene di aver parlato abbastanza e finalmente mette un po’ di musica, la deficiente americana gli urla che la musica è troppo alta ma non una parola sulla guida da schifo, eh? 

In realtà mi pare di capire che qui guidino tutti così, non si rallenta nè per le curve nè per i dossi! Yuppyyyy! 

Comunque, riassunto del giorno: giro nel bush di 30 minuti. Non di più perché era pieno di serpenti velenosi ed io già urlo ad ogni insetto che mi sbatte in fronte, per le spine di non so cosa che mi si attaccano ai calzini e alle scarpe (tipo forasacchi ma di un altra specie), le carcasse di animali morti e in realtà pure quelli vivi! Incrociamo un Blue tongue, un rettile di 30 cm dalla lingua blu appunto. Tiro un urlo, l’autista che fa pure da guida ride, lo prende, mi lascio convincere ad accarezzarlo in testa ma tra pelosoidi e rettili non c’è confronto e un senso di ribrezzo mi pervade. Poi lo libera ed io scappo in direzione opposta continuando ad acciaccare escrementi secchi di canguro! 

Torniamo al pulmino e poi ci fermiamo a Squeaky Beach, pausa pranzo e poi scarpinata fino al Tidal River (quello nella foto). 

Qui l’acqua pare più salata del solito infatti fa strano camminare sul bagno asciuga, come se fosse più solido, si affonda di meno. 

Il fiume invece è una sorpresa oltre ogni dire. Non mi aspettavo niente del genere qui. Finiamo di arrancare, con la lingua di fuori verso le 2 del pomeriggio, per ricominciare poco più in la su una montagna da cui si dovrebbe vedere l’oceano sottostante. Piccolo dettaglio, la giornata è strana e il tempo cambia in continuazione quindi tanta ammazzata per niente! Oh dio, camminare in mezzo alla vegetazione tipica australiana è sempre piacevole, eucalyptus e alberi di felce (stupendi!), la fanno da padroni ma a un certo punto ho creduto di morire. Sono finiti purtroppo i bei tempi in cui facevo 24 km e non li sentivo, ora sono totalmente fuori allenamento purtroppo e le salite poi non le ho mai amate. Sembra di non arrivare mai e quando finalmente la tortura finisce è comunque un po’ deludente non trovare l’oceano promesso ma una colore di nubi. Con chi te la prendi però? C’est la vie ! Scendiamo veloci e come ultima tappa vi fermiamo a Whiskey Bay. Molto molto carina. Qui poi c’è tutta una storia sul naufragio di una nave che trasportare appunto whisky e che ha dato il nome al posto ma confesso che non ero troppo attenta mentre il tipo la raccontava perché avevo già preso ad armeggiare e a bestemmiare contro l’aria condizionata!

Il viaggio di rientro infatti passa tutto così, mi infilo tutto quello che ho nello zaino ma ancora non basta. Ci vorrebbe un piumino e un cappello che ripari anche le orecchie. Scendo a Melbourne totalmente rintirizzita. Vado diretta alla stazione. L’indiano provolone alla fine non mi ha fregato lo zaino e pure il suo collega si rifiuta di essere pagato! Le 22 arrivano in fretta e il pullman per Sydney anche. È pieno come un uovo. Non è stata una grande idea viaggiare di notte ma a sto giro non avevo scelta. Laura sarà libera domani e dopo è ci tengo a vederla con un po’ di calma anche se starò da lei per molti più giorni. 

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Melbourne e Saint Kilda, giorno 4

Probabilmente questo giorno di pseudo riposo avrei dovuto farlo prima… molto pseudo perché anche se è stato meno carico di emozioni  arrivo comunque esausta alla sera. Ho cambiato hotel, questo è leggermente più decentrato ma il personale è gentilissimo. Mi hanno persino prestato la tessera per il tram per andare a Saint Kilda!

Passo quindi la giornata a fare tutto quello che non sono riuscita a fare il giorno del mio arrivo! Esploro la zona qui intorno (moooolto carina) prendo finalmente il city circle che mi permette di fare il giro del centro  gratis e finalmente mi tolgo anche lo sfizio di vedere Saint Kilda, la spiaggia più vicina alla città.  

La giornata è meravigliosamente cominciata con 28° di tutto rispetto, verso mezzogiorno ce ne sono finalmente 35! L’estate è ufficialmente cominciata, almeno per me! Indugio ancora un po’ per le vie del centro, mangio dei noodle indegni, giro per negozi, quartiere cinese che è molto meno losco di Soho a Londra o anche Roma. Quando parlo di integrazione è proprio questo che intendo! È come se questi fossero sempre stati qui e anche quando introducono dei loro elementi di decoro o architettonici tipici della loro cultura non ti dici che stona ma che ci sta! Inoltre sto cominciando a chiedermi se qui esistano le periferie degradate perché  oggi l’ho veramente girata in lungo e in largo ma non ho visto niente del genere.

Giro per negozi senza fretta e mi ricorda decisamente Dublino, entri da una parte e esci dall’altra in questo groviglio di centri commerciali tutti concaténation tra di loro! 

Verso le 5 vado a Saint Kilda, la spiaggia qui vicino. Avevo letto notizie contrastanti al riguardo ma volevo farmi una mia idea. Ci vuole niente per arrivare, 5 minuti di tram e passa che è un piacere. Scendo all’altezza del luna Park, quante volte ho visto la foto dell’entrata! Il caldo si è trasformato in afa, non controllo i gradi ma stanno tutti in spiaggia. C’è una collinetta di prato e poi la spiaggia, bar, ristoranti… ma più giù ci sono anche le spiagge tout court. Opto per il prato e mi sbrago sotto l’ombra di alcune palme ravvicinate: il vero relax della giornata! Utopiaaaa! Mi arrivano un totale di 3 palle da beach volley addosso e le mosche non danno tregua! La cosa strana è che questi vengono a ritirare la palla tutti sorridenti, se avete in mente i surfisti biondi capelli lunghi, fisici statuari si, ma sono loro! Poi gli vedo la birretta in mano, sotto il sole ci saranno 40° come minimo e passo il resto del tempo a chiedermi come facciano! Si, sarà fredda ma è pur sempre alcol… e visto che bevono come se non ci fosse un domani, come mai non hanno manco in filo di pancia? 

 

 

Great Ocean Road, giorno 3

Ho adorato ogni metro di questa gita ma credo che il ricordo di questa giornata rimarrà piuttosto indelebilmente legato ai primi incontri ravvicinati con 4 specie selvaggie diverse, tra cui un umano ma qui lo dico in senso di complimento! 

Mi sono innamorata dell’autista! Australiano doc, totalmente fuori di testa, battuta facile ma intelligente. Sempre discreto e mai eccessivo. Abbiamo gli stessi gusti musicali, tutto il viaggio con rock a palla e tutte canzoni che ascolto dalla mattina alla sera, incredibile ma vero l’uomo della mia vita esiste! Rispettoso al massimo per natura ed animali, gran viaggiatore e, ovviamente, pelato! 

Ci eravamo fermati per mangiare qualcosa in un baretto squallido a Kenneth River. L’autista si raccomanda di non toccare i koala che qui si incontrano facilmente. Al massimo, se proprio ci teniamo, possiamo dare da mangiare ai pappagalli! 

Mi ritrovo al tavolo con una canadese, un inglese e una tedesca. No, non è una barzelletta! 4 convenevoli ma in realtà ci sbrighiamo a mangiare perché a nessuno, di fondo, interessa fare conversazione. Ora che ci penso, da quando sono arrivata non sono ancora stata molestata da nessuno! Nessuno mi ha attaccato pipponi insopportabili per strada! Non è una cosa meravigliosa? Non rompere inutilmente i coglioni a nessuno per noia, solitudine, stupidità… lo includo tra le qualità che fanno alzare la qualità della vita in un paese! 

Ci sarebbe da fare uno studio approfondito sul motivo per il quale questa cosa risulta impraticabile nei paesi latini ma vabbè sorvoliamo! 

Secondo incontro: i koala! Usciamo fuori e ne vedo uno che dormiva su in alto, su un albero… Un secondo ancora più in alto su un altro albero… Era quasi ora di andare quando vedo una trentina di persone tutte con la testa all’insù. Mi sembrava strano che fosse per i pappagalli. Mi avvicino e ce ne era infatti un terzo, visibilmente stranito per il vociare degli umanoidi giù di sotto. Era indeciso se scendere. Tentenna un po’, poi con la lentezza di un bradipo si decide. 

Mi salta su un piede e resta li per un po’! La tentazione era quella di abbassarmi e prenderlo in braccio ma era formalmente interdetto inoltre mai nella vita avrei voluto contribuire a scocciato! 

Buona parte degli asiatici presenti invece hanno cominciato ad avvicinarsi gridando,  lui ovviamente non ha apprezzato e ha battuto in ritirata. In maniera un po’ pigra e indolente, tipica di chi è ancora mezzo addormentato. Uno spettacolo di goffaggine se non fosse stato per sti cinesi deficienti, o qualunque altra razza  fossero! 

L’diosimcrasia per il genere umano mi segue fino in capo al mondo! 

Risaliamo sul pulmino alla volta dei 12 apostoli. 

Un totale di 600 e passa km tra mare e verde. Un panorama talmente cangiante da passare dalla costa brulla a quella piena di vegetazione  che ricorda molto quella mediterranea per poi passare alla foresta rigogliosissima, un tratto purtroppo bruciato l’anno scorso all’altezza di Loane, prati, cavalli, mucche al pascolo, pecore, baie per surfisti infestate da squali (assurdo,  lo so, ma qui non si fermano davanti a niente!), case con vetrate immense che giusto nei film… fattorie, segnali per avvisare della presenza di canguri. 

Le previsioni davano un pallido sole, coperto invece tutto il giorno ma qui mi piace tutto anche se fa un tempo da schifo! È l’ultimo stadio dell’amore! Quello che ti fa capire che il posto ti appartiene o, meglio, che tu appartieni al posto! 

I 12 apostoli, che poi sono rimasti solo in 8 mi hanno un po’ deluso ma belli bellissimi lo stesso. 

La cosa invece più sorprendente per me è stato il tratto di costa a seguire subito dopo, meno conosciuto ma a mio modesto parere ancora più suggestivo (vedi foto sopra). 

Un tramonto che non si può descrivere, per questo vi ho messo il video su fb, ma ringraziate sempre bradipina C. perché io non ci avrei mai pensato! 

Sul rientro, una strada deserta tra campagna incolta, il pazzo dell’autista inchioda e accosta bruscamente. Era per non ammazzare un echidna, una specie di istrice presente solo qui. Si getta scalzo (pare che qui sia la norma!) fuori dal pulmino, ci invita a scendere e ci riempie di aneddoti su questa specie. Una guida fantastica! 

Qualche km più in là stessa scena, inchioda ma stavolta sale sul furgoncino e comincia a fischiare come un pazzo. Dei puntini in lontananza su una collina cominciano a muoversi, cambiare forma e infine eccoli… in tutto il loro splendore, una coppia di canguri scende verso di noi! Ma quanto li amo? Non sono riuscita a fare foto perché era troppa la sorpresa e l’emozione ma confido in altri incontri ravvicinati! 

Rientro in hotel a mezzanotte passata con gli occhi pieni di verde, di azzurro e di pelosoidi meravigliosi. E chi se la scorda una giornata così? 

San Sebastian

San Sebastian è una bomboniera, ci arrivo per caso, nella speranza di sfuggire al brutto tempo che imperversava ormai da giorni sulla costa atlantica francese e infatti, come per magia, superi il confine e splende il sole !
Un’amica me ne aveva parlato bene-benissimo ma io volevo stupidamente completare il mio giro in Aquitania. Ho cambiato idea perché non ha smesso un solo istante di piovere e perché in fin dei conti la regione si era rivelata molto al di sotto delle mie aspettative. Faccio quindi il pieno di pioggia a Bordeaux e a Biarritz, esasperata mi decido a stravolgere i piani e a dirigermi verso sud invece che verso est .

Tento con Hendaye, al confine con la Spagna. Un errore di percorso, ne avevo sentito parlare bene ma decisamente devono essersi sbagliati con Hondarribia in Spagna ! [segue post]

Da qui boicotto i super treni della SNCF (compagnia ferroviaria francese) veloci, meglio dei nostri ma super cari e salgo su un trenino dove tutto è scritto in basco, in extremis in spagnolo. 

Effettua una ventina di fermate in paesini sconosciuti prima di lasciarmi a destinazione. Ne approfitto per prenotare al volo una pensioncina a prezzi stracciati in pieno centro (alla faccia dell’arpia dell’hotel di Hendaye che il pomeriggio precedente mi aveva preso per pazza quando le avevo detto che volevo andare a San Sebastian e aveva detto di tutto per dissuadermi dal farlo !)

Fino a li il viaggio era stato piuttosto deludente e pure la parte oltre il confine francese non mi entusiasmava più di tanto. Parlano tutti in basco ma finalmente comincio a sentire anche qualche spagnolo.

Scendo dal treno e mi accoglie il sole ! Ormai non ci speravo quasi più e l’umore comincia a salire. Mi dirigo subito verso la pensioncina ma prima mi fermo a fare colazione. Pare che qui si usi il cappuccino con la cannella (che non amo molto) ma stempero il retrogusto strano con una colazione finalmente salata e bocadillos!

Su una cosa la megera di Hendaye aveva ragione, c’è una marea di gente. La città è invasa da corridori , sportivi e turisiti ma mi sembrano tutti cosi gentili… o forse è lo stacco con le sue maniere brusche e secche ?

Arrivo alla pensione e mi accoglie un ragazzo di cui non ricordo il nome perché sono pessima per ste cose ma con cui resto a parlare almeno un’ora e  il check in lo facciamo all’ingresso, uno spazio centrale su cui si affacciano le porte di tutte le stanze. E’ subito casa !

La gentilezza, affabilità, pacatezza e accoglienza fatta persona. Mi dà ogni sorta di consigli sulle cose da fare e luoghi da visitare, il mio spagnolo non è perfetto ma lui mi ascolta sorridente e paziente e a un certo punto ci mettiamo a parlare del più e del meno.

Poso lo zaino e riparto alla scoperta !

Le strade del centro sono ancora più affollate di gente. Fa relativamente caldo, c’è un gran vociare, molti gruppi, gente che ride ovunque, sembra una gran festa. La zona è piena di bar, ristoranti e locali, le porte sono spalancate e da ognuna esce un profumo invitante e diverso.

Mi dirigo verso l’oceano aperto, ho ancora gli occhi pieni dell’oceano in tempesta a Biarritz, qui invece calma piatta ma è pur sempre uno spettacolo. Cammino, cammino e scatto un’infinità di foto, nel tardissimo pomeriggio comincia a piovere anche qui. Ho visto tutto quello che mi interessava, solo non sono riuscita a prendere la funivia per il monte. Tanto meglio ! Avro’ un’ ottima scusa per tornare !

Torno alla pensione percorrendo tutta la playa della Concha. Sulla spiaggia ci sono solo io e qualche cane col rispettivo proprietario. Il resto del mondo, ancora una fiumana di gente malgrado la pioggia, predilige il marciapiede parallelo. Accendono le luci e cala l’oscurità. La trovo talmente ben illuminata che la spiaggia mi sembra ancora più bella la sera ! Mi sento perfettamente in sicurezza e l’umore è alle stelle, una volta di più mi sorprendo a dirmi che adoro la Spagna !

Arrivo alla pensione che sono zuppa ma felice, chiedo un phon a Maria, che scopro essere la proprietaria e corro ad asciugarmi.

Più tardi, passo almeno un’altra ora a parlare con lei, scherzare, ridere, confrontarci, manco ci conoscessimo da tanto, sempre nello stanzone centrale, io a piedi nudi come se fossi davvero a casa e gente che entra ed esce dalle stanze attigue. Li adoro entrambi, danno un senso alla parola « accoglienza » ! Persone semplici ma corrette, educate, rispettose, alla mano. Paesi Baschi fortemente consigliati insomma! 

 

Finalmente Biarritz

Sognare per anni un luogo senza conoscerlo, solo sulla base di racconti di amici di famiglia, grandi viaggiatori che ci andavano sempre, finalmente andarci e non restare per niente delusi. Come si può davanti alla forza dirompente dell’oceano in tempesta? Era la seconda meta del mio viaggio in Aquitania. Delusa da Bordeaux che lascio in un freddo e piovoso pomeriggio invernale con un bus pagato solo € 5!

Arrivo che è già buio, il vento mi distrugge l’ombrello ma mi riconsolo con l’hotel confortevole, in pieno centro e a prezzo stracciato. L’indomani mi precipito fuori saltando la colazione per la fretta di scoprire tutto quello che avevo sognato per anni. 

Il tempo non è minimamente migliorato, il vento forte riempie la spiaggia di salsedine e foschia, l’aria è profumata e in giro non c’è un’anima. Ancora meglio di quanto osassi immaginare! 

Di surfisti esibizionisti e piacioni neanche l’ombra. Sulla spiaggia grande dei mega massi emergono dall’acqua, le onde altissime ci si infrangono e i gabbiani sono a caccia di cibo. 

Arrivo fino al faro, affascinante come solo queste strutture sanno essere. Torno indietro perché la pioggerella si sta trasformando in acquazzone. Carino anche il paesino sull’interno. Quasi tutti i bar sono chiusi, pochissime macchine in giro, c’è una pace che si addice più al mare che al paese così appena si calma la pioggia torno sulla costa. 

Passo davanti alla cappella imperiale, il porticciolo e lo scoglio della Vergine. 

L’oceano è in tempesta, una danza tumultuosa e profumata di onde,  spuma, acqua salata. È una festa per gli occhi ma anche per il cuore, per i gabbiani che continuano a cercare cibo facile o almeno accessibile e per me che faccio il vuoto in testa, mi lascio cullare dal vento, come se fossi anch’io in mare, anzi nell’oceano. Cuffiette e musica a palla non riescono a coprire interamente le urla dei ragazzini incivili a cui non hanno insegnato a tacere di fronte a tanto splendore. Urlano eccitati, un fastidio immenso ma mi appoggio a un muretto e distolgo lo sguardo. Ci siamo solo io e le onde, alte, altissime, gli spruzzi arrivano fino a me! Non mi scanso, non avrebbe senso, faccio parte dell’acqua. Credo che giusto coi gabbiani ci possiamo capire. Preferirei di gran lunga avere lo scoglio tutto per me ma purtroppo non si può, evito il contatto coi buzurri della mia specie quanto più possibile, evito il contatto fisico e anche visivo. A fanculo tutti! Un’ora di pace in cui i Tiromancino (e non solo) imperversano nelle mie orecchie e nella mia testa. Per un’ora circa, è pace, è magia. Me ne vado solo perché la gente sta aumentando e i morsi della fame cominciano a farsi sentire. Sulla piazzola antistante una banda intona la marsigliese. Avevo dimenticato che ho avuto sti giorni liberi solo grazie all’armistizio che qui celebrano molto. Tiro dritto perché non amo le fanfare, i discorsi retorici, etc. anche se mi sembra che loro mantengano più sobrietà e pudore di quanto non faremo mai noi! 

Finalmente colazione. Orrida e trasudante burro in realtà ma avevi troppa fame, ma si era fatto mezzo giorno! Potrei scrivere fiumi di lamentele sulle pessime abitudini della cultura culinaria francese ma preferisco soffermarmi sui pregi che, manco a farlo apposta, riguardano altri campi! C’è un solo bar aperto sotto i portici della grand plage, mi godo la  vista ma non il pasto, fa parte del gioco, è mentre mi chiedo che cacchio ci vorrà mai a fare un panino che non sappia di surimi e maionese pure quando mangi pollo, avocado, etc. mi scordo del mio spirito brontolone, riacquisto una temperatura più umana e mi rifondo col mare. I gabbiani sono ancora lì, che volteggiano e passano la spiaggia al setaccio. Come fai a non pensare a Jonathan? Impossible!