Finalmente Biarritz

Sognare per anni un luogo senza conoscerlo, solo sulla base di racconti di amici di famiglia, grandi viaggiatori che ci andavano sempre, finalmente andarci e non restare per niente delusi. Come si può davanti alla forza dirompente dell’oceano in tempesta? Era la seconda meta del mio viaggio in Aquitania. Delusa da Bordeaux che lascio in un freddo e piovoso pomeriggio invernale con un bus pagato solo € 5!

Arrivo che è già buio, il vento mi distrugge l’ombrello ma mi riconsolo con l’hotel confortevole, in pieno centro e a prezzo stracciato. L’indomani mi precipito fuori saltando la colazione per la fretta di scoprire tutto quello che avevo sognato per anni. 

Il tempo non è minimamente migliorato, il vento forte riempie la spiaggia di salsedine e foschia, l’aria è profumata e in giro non c’è un’anima. Ancora meglio di quanto osassi immaginare! 

Di surfisti esibizionisti e piacioni neanche l’ombra. Sulla spiaggia grande dei mega massi emergono dall’acqua, le onde altissime ci si infrangono e i gabbiani sono a caccia di cibo. 

Arrivo fino al faro, affascinante come solo queste strutture sanno essere. Torno indietro perché la pioggerella si sta trasformando in acquazzone. Carino anche il paesino sull’interno. Quasi tutti i bar sono chiusi, pochissime macchine in giro, c’è una pace che si addice più al mare che al paese così appena si calma la pioggia torno sulla costa. 

Passo davanti alla cappella imperiale, il porticciolo e lo scoglio della Vergine. 

L’oceano è in tempesta, una danza tumultuosa e profumata di onde,  spuma, acqua salata. È una festa per gli occhi ma anche per il cuore, per i gabbiani che continuano a cercare cibo facile o almeno accessibile e per me che faccio il vuoto in testa, mi lascio cullare dal vento, come se fossi anch’io in mare, anzi nell’oceano. Cuffiette e musica a palla non riescono a coprire interamente le urla dei ragazzini incivili a cui non hanno insegnato a tacere di fronte a tanto splendore. Urlano eccitati, un fastidio immenso ma mi appoggio a un muretto e distolgo lo sguardo. Ci siamo solo io e le onde, alte, altissime, gli spruzzi arrivano fino a me! Non mi scanso, non avrebbe senso, faccio parte dell’acqua. Credo che giusto coi gabbiani ci possiamo capire. Preferirei di gran lunga avere lo scoglio tutto per me ma purtroppo non si può, evito il contatto coi buzurri della mia specie quanto più possibile, evito il contatto fisico e anche visivo. A fanculo tutti! Un’ora di pace in cui i Tiromancino (e non solo) imperversano nelle mie orecchie e nella mia testa. Per un’ora circa, è pace, è magia. Me ne vado solo perché la gente sta aumentando e i morsi della fame cominciano a farsi sentire. Sulla piazzola antistante una banda intona la marsigliese. Avevo dimenticato che ho avuto sti giorni liberi solo grazie all’armistizio che qui celebrano molto. Tiro dritto perché non amo le fanfare, i discorsi retorici, etc. anche se mi sembra che loro mantengano più sobrietà e pudore di quanto non faremo mai noi! 

Finalmente colazione. Orrida e trasudante burro in realtà ma avevi troppa fame, ma si era fatto mezzo giorno! Potrei scrivere fiumi di lamentele sulle pessime abitudini della cultura culinaria francese ma preferisco soffermarmi sui pregi che, manco a farlo apposta, riguardano altri campi! C’è un solo bar aperto sotto i portici della grand plage, mi godo la  vista ma non il pasto, fa parte del gioco, è mentre mi chiedo che cacchio ci vorrà mai a fare un panino che non sappia di surimi e maionese pure quando mangi pollo, avocado, etc. mi scordo del mio spirito brontolone, riacquisto una temperatura più umana e mi rifondo col mare. I gabbiani sono ancora lì, che volteggiano e passano la spiaggia al setaccio. Come fai a non pensare a Jonathan? Impossible! 

Bordeaux

Non so cosa mi aspettassi da questo viaggio. Forse niente perché nel mio cervello malato con 7 giorni a disposizione avrei potuto finalmente scendere in Salento e invece manco per niente perché da Nizza tutti i voli erano terminati. Restava l’Alitalia con oltre € 400 a tratta ma di che stiamo a parlà? Va da sé che ho dovuto ripiegare su qualche altra cosa, mentre continuavo a maledire i francesi per aver esaurito tutti i posti sui voli Easyjet! L’odio profondo e la delusione di quei giorni non si può raccontare, ho preferito così cercare di focalizzarmi su qualcosa di positivo: un altro viaggio! Ovviamente non sarebbe mai stato bello ed entusiasmante quanto tornare giù ma almeno qualcosa che ci si avvicinasse vagamente!
Biglietti per Portogallo e Spagna sempre alle stelle, meno del volo per Roma ma comunque… 5 terre irraggiungibili in tempi umani e senza cambiare 3 treni, il viaggio della speranza insomma e staccando dal lavoro alle 17.00 non è che fosse proprio il massimo. Partire il giorno dopo per viaggiare con più calma fuori discussione ma allora DOVE andare? E d’un tratto mi torna in mente Biarritz… un posto ingiustificatamente sognato a lungo durante l’infanzia perché ne avevo sentito parlare in termini entusiastici da amici di famiglia. Ma 7 giorni lì erano un po’ troppo. Comincia allora il mio trip mentale… perché il viaggio parte sempre dalla testa! Comincio ad informarmi, leggere, guardare orari dei voli, hotel e chiedo a una mia amica di lì! Fioccano consigli che si riveleranno uno più azzeccato dell’altro: Hondarribia, San Sebastian e Bilbao! Si, lo so, nessuno di questi è in Francia ma non è colpa di nessuno se la parte più bella di questo paese si trova oltre il confine! Disclaimer in ritardo! Amo e odio questo paese, esattamente come succede per l’Italia quindi niente prediche!

Volevo visitare Pau, altra fissa bizzarra da anni, fare un salto a Toulouse e comunque ero costretta ad atterrare a Bordeaux: Città che non mi interessava affatto o, meglio, che non era nelle mie priorità! E il mio intuito e non sbagliava!

Vagare sotto una gnagnarella scoraggiante (per i non romani: pioggia! Quella che scende costante e petulante, quasi dolcemente, ma che ti “fracica” lo stesso!) al freddo e al gelo! Fortuna anche che avevo controllato le previsioni meteo prima di partire e sapevo a cosa sarei andata incontro! Fortuna che avevo portato i pantaloni idrorepellenti da mettere sopra ai fuseaux in modo da annientare la pioggia e aumentare la sensazione di caldo, vitale per le fissate come me!

Cammina, cammina, sempre co’sto cacchio di ombrello, il cappuccio, lo zaino (mai troppo pesante! l’abc di ogni backpacker che io estremizzo con manie minimal quindi si viaggia mooolto leggeri!) dalla stazione Saint Jean prendo il tram, scendo dopo 4 fermate sul lungo Garonne, appena comincio a vedere torrette gotiche, all’altezza del ponte di Pietra. Mi addentro per stradine alla ricerca della meraviglia che avevo scorto dal tram, in linea d’aria non doveva essere lontana… infatti non lo era, peccato solo che il quartiere fosse pieno di bavosi che probabilmente non avevano mai visto una donna e allora batti in ritirata verso strade più larghe e affollate. Ari-ponte-di-pietra, lungo Garonne e cammino, cammino, cammino ancora!

So di dire qualcosa di molto impopolare, Bordeaux non è affatto brutta, anzi, ma ancora fatico a capire i criteri necessari per essere considerati patrimonio dell’UNESCO.

La vera sorpresa per me non sono stati i palazzi e i monumenti… Belli, notevoli, etc. Ma I giardini pubblici. Non ne ho mai visti di così curati e ben tenuti. Un angolo di pace, tagliato fuori dal tempo e dalla frenesia del centro urbano. Un mix di caldi colori autunnali, vari tipi di alberi, cigni, anatre… la parte migliore della città insomma! 

Marsiglia, colonia araba

…et la Corniche en direction opposée! Odio i navigatori satellitari anche se in realtà adoro perdermi! Se possibile in posti meno loschi della strada dei meccanici arabi di Marsiglia! Non ricordo il nome! Ricordo solo che mi sembrava Palermo o certe periferie di Roma! Aveva in effetti un che di familiare, a parte il degrado, i copertoni delle macchine buttati ai bordi del marciapiede sfondato in mezzo a cartacce, erbacce, brandelli di vestiti, etc. Marsiglia è sud nell’animo! E’ calda, fantasiosa, solare, caotica, non valorizzata come dovrebbe eppure rispetto a 20 anni fa è oro. Ero titubante se tornarci o meno perché appunto non ne avevo tutto sto gran ricordo ma la voglia di vedere le Calanques era troppa e allora come prima cosa giro in barca, la mattina presto. L’ultimo della stagione perché poi se ne riparla l’anno prossimo ed io che ne so l’anno prossimo dove sarò?

Passiamo davanti al castello di If, suggestivo e pittoresco perché è quello del conte di MonteCristo, quindi il suo fascino non si discute, per una volta è oggettivo! Fa freddo ma sto fuori lo stesso a scattare foto come una pazza… le calanques vicino Marsiglia mi sembrano piuttosto deludenti, belle ma non come quelle che mi aveva mostrato una conoscente francese! Si, lo so, sto sempre a parlà di viaggi con la gente… ma vedi che dritte interessanti che ti danno? Infatti più ci avviciniamo a Cassis e più mi innamoro delle calanques! L’acqua è verde e il paesaggio si fa via via meno brullo! Finisce che mi riprometto di andare pure a Cassis e intraprendere qualche percorso via terra. Ci sono dei sentieri meravigliosi e da lì la vista deve essere ancora meglio che via mare, se ciò è possibile!

Torniamo a terra, comincia il mio vagabondare a casaccio a piedi. In realtà sono molto rare le volte che ho una meta… e anche quando ce l’ho non rispetto mai le indicazioni per arrivarci. Prendo sempre strade parallele, certo non era il caso di rischiare a Marsiglia ma per fortuna è andato tutto bene e anche quando mi perdo nella zona losca e ad ogni passo mi dico “torna indietro”, “che stai a fa” qualcosa  mi dice che un autobus pieno di donne velate con 3 ragazzini a testa più la carrozzina potrebbe essere una soluzione!

Marsiglia è stato un triplo viaggio! Il meridione francese, i ricordi di quello italiano, a cui assomiglia tanto, e il mio immaginario di come dovrebbe essere un paese tipo l’Algeria o la Libia. Paesi in cui non andrò mai perché da sola non mi fido! Peccato, peccato grandissimo, perché secondo me devono essere  stupendi. E’ un peccato che siano delle polveriere a cielo aperto, è un peccato che oltre la metà di questo splendido mondo non la potrò mai visitare ma per fortuna sognare non costa niente! 

Comunque, dalla zonaccia di loschi ceffi e moschee improvvisate nei garage ritorno verso il centro, alla luce del sole! Ha sempre fatto bello eppure nella stradona lunga che ho percorso per almeno un paio di km il sole non c’era! No, non c’erano palazzi alti che la coprissero, alberi pochi e niente, mal ridotti e comunque spogli. No, non era nemmeno suggestione, era che anche il sole ha steso un volo pietoso su qell’orrore. 

Torno quindi verso il mare, il sole torna a splendere bello, deciso e abbagliante, è pieno di gente e sembra quasi un’altra città. Aspetto il tramonto per tornare stramorta in albergo con gli occhi pieni di sole e ancora tanto mare! 

Il giorno dopo mi perdo in un quartiere meno losco, più residenziale, tra stradine in salita e vicoli stretti, ma sempre all’affannosa ricerca di questa benedetta corniche. Dopo ore finalmente la trovo e forse è anche meglio di quello che immaginavo! Ancora il castello di If all’orizzonte e gli altri isolotti, l’acqua continua ad essere verde smeraldo e c’è questa grande e lunga balconata, scavata sulla roccia che mi fa interrogare sulle misure di sicurezza perché su più punti il parapetto già di per se molto basso è crepato è anche eroso o parzialmente crollato… ma che spettacolooooo?! Ancora il sole, sole splendente ovunque, ti ipnotizza, ti riscalda, ti avvolge, è una fatica decidere di spostarsi e tornare verso il centro perché si è fatta una certa… Incrocio tanta gente che fa jogging e che va in direzione opposta alla mia, (come al solito mi ritrovo contro corrente) ed ecco, sì, Marsiglia d’un tratto mi appare una città più che vivibile. 

Resto in zona lungo mare anche al centro, che di mare non ne ho mai abbastanza! Mi avvio verso la stazione quando l’ora è venuta e Marsiglia mi propone un’altro viaggio nello spazio e nel tempo, ma una sorta di kasba a cielo aperto, una piazza gremita da uomini, pochissime donne, rigorosamente velate, dove si contratta, urla e mercanteggia sui prezzi e la qualità di cianfrusaglie, vestiti, scarpe e borse di quarta o quinta mano buttate per terra. Mi ricorda certe foto dell’Iran. Non c’è nessuno che parli francese, non in quel momento almeno, sicuramente lo capiscono ma non è quello il contesto! Sembra un formicaio, la gente si accalca e si spintona, c’è un gran vociare. Mi sbrigo a superare la gran piazza sebbene sia abbondantemente in anticipo per il treno. Arrivo alla stazione interrogandomi sulla varietà e diversità di ambienti che offre questa città. La convivenza sembra pacifica e non è difficile capire com’è che tante persone provenienti dalle ex colonie abbiano deciso di fermarcisi e non solo transitare. 

Per clima, panorama e organizzazione è senza alcun dubbio la città europea che più si avvicina a quello che loro hanno lasciato sicuramente a malincuore e che ancora chiamano “casa”. 

 

Avignone e il viaggio nel tempo

Avignone è stata l’unica nota positiva di un viaggio « sfigazzo » ma ne è stravalsa la pena.

Arrivo in mattinata, c’è un bel sole invernale, freddino ma gradevole. Prendo al volo una crèpe salata da asporto che era da tanto che non ne mangiavo. Veleno ! Tanto le sanno fare bene a Parigi e tanto sono inetti qui ! Mi avvio verso l’hotel borboottando sul talento che ci vuole per sbagliare anche l’unico piatto nazionale! Arrivo, come di consueto, mollo lo zaino e parto in direzione del palazzo dei papi.

C’è grande animazione, mancano un paio di settimane a natale e in centro c’è una specie di fiera di prodotti tipici. Altoparlanti sulla via principale che invitano insistentemente ad acquistare miele, formaggi, questo o quell’altro. Ci sono degli strani pannelli di tela in giro con immagini di pièce teatrali inquadrati in finte finestre. Li trovo estremamente divertenti e un’ottima idea per svecchiare dei palazzi grigi e forse anche un po’ malfatti. Sicuramente meno invadenti di certi murales, effettivamente non sempre armonizzati e adattati al loro  contesto. È come se ci fosse sempre qualcuno ad osservarti dall’alto, adoro queste macchie di colore pastello al centro delel quali troneggiano scene famose di cinema e teatri, chi canta, chi si guarda intorno, chi butta uno giù dalle scale!

Mi ha fatto troppo ridere e l’ho trovata troppo ben fatta! In linea con tanti vecchi stati d’animo passati!
Bref, arrivo al palazzo passando per una stradina dove c’era il Mercure (hotel) e penso che sia proprio un pugno in un occhio averlo piazzato davanti a un muro portante del palazzo… poi sfocio in una piazza e, come da tradizione cattolica, il colpo d’occhio! Un edificio imponente, maestoso, enorme, gotico, massiccio ma elegante! J’adore! Un signore sta suonando da dio un pezzo jazz. Tutto intorno è silenzio, I tavolini del bar davanti al palazzo sono quasi tutti liberi ma i pochi clienti devono essere incantati almeno quanto me! C’è un atmosfera surreale, fuori dal tempo perché la piazza e il palazzo non appartengono alle splendide note di sottofondo eppure non stonano affatto, anzi! Entro ma rifiuto di prendere l’audio guida. Le odio, pero le trovo monotone e ripetitive !

La corte interna è quasi più impressionante della facciata esteriore, non ci posso credere ! Vedo un paio di stanze e corro indietro a prendere l’audioguida ! E’ tutto talmente stupendo che voglio dargli una “chance”! Ascolto tutto, è un viaggio nel tempo, nelle vite di uomini avidi di potere, di intrighi, di vizi. In fondo non è mai stata questione di religione e spiritualità. 

Ci sono muri spessi 3, 5 metri, è un’opera monumentale creata e distrutta da più mani, in epoche diverse. Fortuna solo che hanno ripristinato le torrette sopra l’ingresso principale perché le trovo magnifiche. In una delle ultime sale ci sono anche foto dei lavori di ristrutturazione,la facciata senza le torrette perdeva enormemente.

Mi hanno detto tutti che ci voleva un’ora, un’ora e mezza per fare tutto il giro. Io ci ho messo almeno il doppio, esco ma già ricomincerei. Interessante da morire, unico nel suo genere! Qui si che ricononsco l’esigenza di annoverarlo tra i pratimoni dell’UNESCO. Il resto della giornata lo passo a vagare per il centro, il giorno dopo invece esploro i quartieri un po’ più periferici e il famoso ponte ! Altro colpo d’occhio, sospeso nel fiume ! Un’incompiuta di tutto rispetto, meravigliose anche le mura che racchiudono il centro ancora intatte e ben salde al loro posto.

Al ritorno, viste le peripezie  dell’andata, penso di poter fregare e SNCF presentandomi in abbondante anticipo alla stazione! Che ingenuità! Dopo neanche un quarto d’ora il treno si ferma per un incendio sulla locomotiva del treno che precedeva il nostro. 4 ore e passa di ritardo, nessun pacco cortesia stavolta è malgrado tutto mi dico ancora che ne valeva la pena! 

 

Sète e il viaggio della speranza !

A volte va bene, a volte va male… a volte diventa un fastidioso susseguirsi di contrattempi, a volte è accanimento ! Come in questo viaggio che ha coinvolto 2 città : Sète e Avignone e in cui sono rimasta sui vari treni il doppio del tempo che era necessario a raggiungere le varie destinazioni. 
Sète era una mia fissa da tanto tempo, dopo aver visto un film ambientato qui mi era venuta voglia di visitarla. Peccato solo che la città non fosse un gran che e che per raggiungerla c’è voluto il doppio del tempo previsto e 3 treni invece che 2. Parto all’alba perché ingeuamente pensavo di recuperare un po’ di tempo.  I problemi cominciano subito dopo Cannes. Un povero disperato si è buttato sotto il treno che ci ha preceduto. Le ferrovie lo annunciano col solito tattoo “il treno ha urtato un passeggero”, manco fosse unos contro di due passanti per strada, come se poi fosse possibile proseguire e andare oltre! Ma in questo i francesi sono maestri!

Noi restiamo quindi bloccati in stazione a Frejus (no, non quella in montagna), da quando sto qui ho scoperto che esiste la versione marittima, ci passo spesso col treno ma non mi fermo mai.

Con una sollecitudine che non le appartiene la SNCF (la società che gestisce le ferrrovie francesi) stupisce tutti con annunci frequenti e dei pacchetti con cibo, acqua e giochi per bambini dopo nemmeno un quarto d’ora ! Roba che da noi manco dopo 10 ore di fermo. Dopo 2 ore e mezza circa finalmente ripartiamo ma la coincidenza che dovevo prendere a Marsiglia ormai era persa. Sono quindi costretta ad aspettare a Marsiglia un altro treno che mi porterà a Montpellier e da li cambiare ancora per Sète.

Se non che il treno per Montpellier ha accumulato oltre un’ora di ritardo per un altro suicidio su un’altra tratta. Se non fosse tragico sarebbe quasi comico !

Arrivo a Sète alle 16.30 del pomeriggio invece che a mezzogiorno, orario inizialmente previsto.

Passo in hotel solo per posare lo zaino e approfittare subito di quelle poche ore di luce che mi restavano. Non so se fosse lo stato d’animo contrariato per i contrattempi o altro ma Sète non mi fa una grande impressione. Mi sembra piuttosto la Fiumicino francese.  

Hanno più di una darsena, barchette ovunque, invasione di gabbiani che pero’ apprezzo sempre molto, il loro gran vociare mi mette sempre molta allegria e uno splendido tramonto sul mare.

Prima di partire avevo letto degli articoli che parlavano del « maco » (museo a cielo aperto) e la street art presente in città. La solita esagerazione francese… 4 scarabocchi o almeno niente di rilevante da segnalare. Ho visto di molto meglio in città che se la tiravano meno. Pieno di ristoranti chiusi e illuminazione quasi assente. Fortuna che non pianifico mai cosi il giorno dopo decido di fare un ultimo giro per scrupolo, per vedere se davvero con la luce del giorno ricevo un impressione diversa o no. Cerco invano un forno che non mi sappia di sporco e non trovandolo mi dirigo a passo spedito alla stazione dove faccio il biglietto per Avignone e al bar della stazione trovo un cornetto di tutto rispetto che non trasuda burro nè sporco.

Nizza

Per me è difficile scrivere di Nizza perché è la città di adozione di una delle mie migliori amiche e non vorrei mai che se la prendesse per la lunga lista di cose negative e impopolari che ho da dire. Ma per par condicio elencherò anche i punti a favore. 

Nizza è la città dal mare celeste ma di un colore innaturale. Mi scervello per capire che ci trovi la gente ma niente! Spiaggia di sassi su cui la notte scorazzano i topi, lungomare infestato da barboni e una puzza immonda intrisa di alcool, vomito e pipí. Come in tutta la Francia, non sanno cucinare ma si spacciano lo stesso per grandi chef anche se in più di un’occasione ho rischiato l’avvelenamento e non ho finito quello che avevo nel piatto. La spesa la fanno quasi tutti in Italia perche costa tutto meno ed è di qualità nettamente superiore. No, non è campanilismo, è vero e lo ammettono tutti con tanto candore! 

Allo stesso modo appena sanno che sei italiana ti tirano fuori qualche bis bis zio che veniva da qualche paese di cui loro ignorato il nome e che gli ha insegnato l’italiano,  tipo “mii niespot”!  Lì per lì non ho capito ma quando ho realizzato che la tipa voleva parlarmi della nipote l’ho troncata subito perché tutto l’albero genealogico in questa maniera risulta lungo e pesante! Tra l’altro non erano manco sua ma della ragazza del fratello! Ma appunto, in questa parte di mondo vantare parentele italiane, presunte o reali che siano fa figo! 

Siamo comunque la seconda nazionalità dopo i francesi, qui abbiamo battuto persino gli arabi, ma mi tocca annoverarlo tra i punti a sfavore perché non sempre esportiamo cervelli e qui mi pare ci sia un tale concentrato di teste di legno da risultare imbarazzante per l’intero genere umano. Che il livello dei padroni di casa non sia eccessivamente superiore ha anche il suo peso MA adesso attacchiamo pure con i punti favore!

  • È la città della mia Bra, è già solo questo non mi pare cosa da poco. Abbiamo finalmente passato un po’ di tempo insieme, parlato e riso tanto
  • Il clima è molto simile a quello di Roma quindi temperato al massimo 
  • Comunque c’è il mare che dà un senso di apertura e, se non sempre risulta gradevole da vicino, da lontano è un vero spettacolo 
  • È la città dove mi sono sentita più in sicurezza e non è solo per il “plan vigipirate” ma anche per la quantità sorprendente di gente che trovi in giro, dalla mattina alla sera
  • È una città di sportivi, anche loro a tutte le ore del giorno e della notte e di tutte le fasce di età, il che in qualche modo mi mette di buon umore
  • È comunque una città del sud e venendo da Parigi la differenza salta agli occhi in maniera piacevole
  • L’aeroporto è facilmente raggiungibile in meno di mezz’ora, il che è sempre apprezzabile 
  • I dintorni, sempre a mio modesto parere, sono anche meglio
  • L’unica esperienza di lavoro che  fin’ora ho svolto qui è stata fantastica e mi ha lasciato la voglia di tornare 
  • Ho scoperto le socca chips!

Antibes

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Tra cielo e mare, il sud della Francia riserva sorprese come questa! Un angolo di pace per ascoltare il mare, in centro c’è caos e le pattuglie dell’esercito di ronda perché l’allarme non è mai rientrato 😦

E’ un mondo impazzito, a Nizza c’è un via vai di gente eterno, anche ora che la stagione è finita e un angolo di pace ci vuole, ci vuole sempre!

Provo una gran pena per chi non riesce a stare da solo manco 5 minuti! Ma come si fa? Non è stancante? Quando lavori con il pubblico te ne rendi conto e sta gita fuori porta è stato quanto di più salutare mi potessi concedere.

Inoltre adoro viaggiare in treno, rallenta il ritmo di tutto, ti costringe a stare fermo ma intanto sei in movimento. Ci sarei andata più spesso se solo fossi stata qui più mesi ma tutto volge a un termine, è fisiologico!