Scalo a Dubai, giorno 1

Diciamocelo, questa dei viaggi è un po’ una malattia perché più ne fai e più ne vorresti fare, soprattutto quando li hai immensamente desiderati per tanto tempo e non ne potevi fare. Fa parte del credito che ritengo la vita abbia accumulato con me! No, non credo che si sia particolarmente accanita, semplicemente abbiamo tutti dei desideri inespressi, insoddisfatti. Sono del parere che niente sia dovuto, avrei voluto che tante cose andassero in maniera diversa ma più di questo niente più. Mi sento una privilegiata per avere avuto l’opportunità di fare questo viaggio per questo mi sento grata verso l’universo e serena (malgrado l’eccitazione del momento). 
L’Australia per me è un sogno di infanzia, è cominciato dalla testa diversi anni fa, sfogliando un atlante, guardando documentari, fantasticando su paesaggi e animali strani presenti solo in questo continente, libri, film, foto, racconti di chi aveva avuto la fortuna di visitare questo posto molto prima di me. È il sogno di una bambina e il regalo di un’adulta per quella ragazzina che mi accompagna sempre e che non ha mai smesso di sognare.

Guardo fuori dal finestrino, è ancora notte e vedo linee luminose di color giallo che finiscono bruscamente, è il mare. Non posso fare foto per non svegliare le 2 cinesi accanto a me che hanno saltato l’immonda cena servita a bordo e che sembrano le più esauste di tutto l’aereo. Gnocchi con fagiolini e carote bollite, petto di pollo con crema di funghi. Tutto insieme, nello stesso piatto, ma senza senso, senza armonia… No, non mi lamento, ormai sono preparata alle incongruenze culinarie estere ma lo dico per voi che mi leggete e tengo a specificare che questa era la parte commestibile! 

L’aereo è gigante. 800 e qualcosa, non ricordo bene. Il monitor centrale mostra una mappa sempre cangiante, a seconda della posizione in cui ci troviamo. Un’istigazione a sognare e viaggiare ancora di più!!! Non riesco a restare impassibile di fronte a tanto mondo che mi scorre davanti. L’unica rabbia è non poterlo visitare tutto. Non mi sento al sicuro ovunque. Società maschilista di merda, guerre, inquinamento… Giusto ieri leggevo del livello record di radioattività a Fukushima. Ma ho la sensazione che si tratti di qualcosa preso alla leggera fin dall’inizio. 

Ma la parte che preferisco è la schermata con le zone in ombra e quelle dove è già o è ancora giorno! 

Siamo quasi arrivati. Local time 5.55 del mattino. Complimenti all’Emirates per il servizio in generale ma l’apprezzamento più grande lo rivolgo alla discrezione con cui accendono le luci, piano piano, dolcememte! 

Il tanto decantato aeroporto di Dubai è una delusione completa, a cominciare dal Wi-Fi che non funziona, l’organizzazione, la fila per i bagni. L’architettura non è male, maestosa ed elegante ma stona un po’ con la caciara dei duty free. 

Il tratto da Dubai a Melbourne, manco a dirlo, non finisce più. È il più lungo ma a differenza di quell’altro è pieno di ragazzini urlanti.Non je se fa e tralascio ulteriori commenti perché sarebbe come sparare sulla croce rossa! 

Appena sorvoliamo l’Australia mi pervade un senso di euforia e conquista, anche se non sono ancora scesa! Quanta strada per arrivare fino a qui! Ma come la mettiamo che già non voglio più tornare? 

Sullo schermo centrale ogni tanto trasmettono le immagini provenienti dalle telecamere piazzate all’esterno dell’aereo. Arriveremo all’alba del 6 quando da voi sarà ancora il 5. È rossa che pare un tramonto! Già lo amo sto posto, l’ho sempre amato!