Se questo mare potesse parlare… 

Se questo mare potesse parlare non credo che svelerebbe le mie confidenze, nomi, eventi, luoghi, lacrime, contorti processi mentali e ancora lacrime. I nomi in realtà non li farò neanch’io ma sento la necessità di scrivere un tributo al mare, non solo quello di Roma (questo nella foto è Ostia, qualche giorno fa), ma a tutti i mari che mi hanno accolto, che mi hanno visto ridere, piangere e che mi conoscono più di quanto tanti esseri umani non faranno mai. Si dice spesso che il mare è traditore. Dipende. Io credo che lo diventi solo quando si sfida la natura e i propri limiti, è vero che spesso il mare non perdona ma con chi te la prendi se non con te stesso? Adoro andarci da sola,  per un attimo, un’ora o mezza giornata hai la sensazione che tutto riacquisti un senso, una sua logica, il posto che gli è proprio… ed ecco, io appartengo al mare! È una violenza trapiantarmi in città dove non c’è o dove puzza. Voglio vedere quando la finirò anch’io con la serie infernale di trasferimenti insensati ma questo è già un discorso più lungo e più complesso. 

Ostia è un posto che ho odiato per anni eppure è da qui che tante volte sono risorta dalle mie ceneri, che ho rimesso insieme i migliaia di pezzettini dei tanti frantumi. Se ci fosse una sola foto a poterla rappresentare, senza alcun dubbio sceglierei questa. Cupa ma con la luce all’orizzonte. 

Tante volte sono rinata e ripartita da qui. Quanti sbagli, eventi, passi indietro, balzi in avanti, quanti errori nel corsi di una vita. Quante delusioni, tradimenti, amicizie e amori finiti? E lui stava sempre lì,  per me…

Australia, considerazioni di viaggio 

Belli miei, la pacchia purtroppo e finita, non ho ancora ritrovato una parvenza di routine, che rifuggo sempre e comunque ma rispondo qui alle vostre tante domande, mail, messaggi e “whatsappate”.
1. Come hai fatto? (la più ricorrente) 

– Ho preso e son partita! Niente di più, niente di meno! Era un viaggio che sognavo da troppo tempo ed era indubbiamente arrivato il momento giusto per farlo! Prenotato in anticipo solo i biglietti aerei, l’hotel della prima notte a Melbourne e l’ultima notte a Brisbane. Le uniche certezze che avevo. Tutto il resto improvvisato e deciso sul posto, in funzione del tempo, la stanchezza, i contrattempi, i soldi, etc. Non sono solo il mio dj (cit. Subsonica) ma sono anche il mio tour operator! 

2. …ma da sola? 

– Si. Ed è una cosa che sinceramente consiglio a tutti almeno una volta nella vita. È quanto di più rigenerante ci possa essere. Si, lo so, non siamo tutti uguali, per alcuni è frustrante, noioso, spaventoso. Per quelli che non hanno in orrore la propria compagnia allora è anche per quelli che ci stanno lavorando su. Io ci sono arrivata per gradi ma da quand’è cominciata questa splendida storia d’amore con me stessa non riesco più a stancarmi e staccarmi da me! Ho mentalmente e fisicamente bisogno di stare da sola. Il difficile, anzi, è stato fare lo slalom tra persone che conoscevo già da tempo, amici, conoscenti e perfetti sconosciuti e i momenti di puro silenzio e solitudine da consacrare a me stessa. Si dice che la natura umana sia socievole, forse sto derazzando, non lo so. Io so solo che sono pochi i discorsi che valgono la pena di rinunciare al mio silenzio. Pochissime le persone per cui sono felice di fare un’eccezione ed ecco, magari restare un po’ più di tempo sola con me stessa non mi farebbe affatto schifo perché a sto giro, a più riprese, ho stramaledetto la presenza di esseri umani vicino a me. 

3. Alla fine cosa hai visto? 

– In Australia: lo stato di Victoria, Melbourne, Great Ocean Road, Wilson Promontory, Sydney, Gold Coast, Hervey Bay, Brisbane e in Nuova Zelanda: isola del nord, Auckland,Waiheke, Bay of islands. Poco, pochissimo per il tempo a disposizione. Non mi rendevo conto delle distanze prima di partire, non ci capivo niente nemmeno sul posto e forse solo adesso sto cominciando a realizzare l’entità di quello che ho fatto! Non ho sofferto per i 5 fusi orari che ho cambiato in un mese, mi hanno ammazzato di più le nottatacce sugli autobus e gli spostamenti interni in generale. 

4. Cosa rifaresti e non rifaresti? 

– Rifarei tutto esattamente come l’ho fatto e, anzi, lo rifarò! Mi manca ancora molto da vedere. L’unica cosa che non farei è l’ammazzata da e per Dubai. Vada per lo scalo ma in un altro aeroporto. A metà strada, ovunque in Asia. Fermarmi pure un paio di giorni e poi ripartire ma sia all’andata che al ritorno è stata la cosa che ho sofferto di più. 

5. Cosa ti è piaciuto di più? 

– Gli animali selvatici australiani, di ogni specie, grandezza e aspetto. Dai koala ai canguri, uccelli, rettili, etc. Se proprio proprio dovessi scegliere però vi direi i canguri. Li ho trovati di una dolcezza che riesco a paragonare solo a quella dei cani. 

6. Cosa ti è piaciuto di meno? 

– Il cibo! Manco a dirlo! Sono destinata a soffrire ogni volta che mi allontano dall’Italia. È una battaglia persa in partenza, un problema culturale e vi ricordo che non sono il tipo che vuole la pasta quando sta all’estero ma è dura fare lo slalom tra salse e salsine che fanno a gara a quale sia la più malsana! No, decisamente mi hanno salvato i supermercati sempre aperti e la frutta che, ad onor del vero, ho trovato molto buona. 

7. Il prossimo viaggio? 

– Ho una lista molto lunga. Mi piacerebbe molto andare in Perù ma per me è viaggio anche fare la turista a Roma o tornate giù in Salento. Sono posti che conosco come le mie tasche ma è bello ricoprirli con occhi diversi. Ne sento anzi la necessità. Non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo per stare bene. Il viaggio comunque, per me, parte sempre dalla testa, ancora prima dello spostamento fisico vero e proprio. 

8. E quando ti fermerai? 

– È il sogno di molti ma non il mio. Non posso dire mai perché appunto non si può mai sapere ma credo che ormai potreste pure cominciare a mettervi l’anima in pace! Ognuno poi mi dice che vorrebbe che mi trasferisco nel suo paese ma quando è successo, oggettivamente, quante volte ci siamo visti? È la vita che è così, non ne faccio una colpa a nessuno ma non biasimatemi nemmeno se non mi sento di fermarmi da nessuna parte. 

9. Continuerai il blog? 

– Si. È nato per voi. Io non sentivo minimamente l’esigenza di documentare tutto quello che faccio ma mi rendo conto che è difficile starmi dietro tra continui spostamenti, cambi di rotta etc. Adoro mantenere i contatti e, come vedete, nessuno è obbligato a iscriversi alla piattaforma di WordPress, potete leggere quello che volete quando e come volete senza impegno. Appena ho un attimo comunque proverò ad alleggerirlo un po’ perché caricare e scrivere tutto da cellulare per molti aspetti tecnici è poco pratico. Migliorie in vista quindi! 

10. E ora dove andrai? 

– Prossima tappa: Spagna. Non ci ho  mai lavorato. Avevo voglia di cambiare e il 2 aprile parte questo nuovo esperimento! Hasta luego y besos a todos 🙂 

Brisbane sud, giorno 23

Per scoprire la città ovviamente comincio dal sud! No, non è vero, non lo faccio per motivi ideolologici… è un caso, dopo il giro in traghetto di ieri mi sembrava la scelta più logica, quando ho visto tutto il verde che emergeva dalle rive di Southbank non potevo lasciare a dopo questa parte della città. 
Prendo il Victoria bridge, sulla parte sud c’è un monumento conmemorativo per un bambino greco morto accidentalmente tanti anni fa. Un’episodio che aveva scioccato la comunità e gli hanno reso omaggio così. Poco più in basso la strada degrada in giardini di curatissimi, una viale interamente coperto da bougainville, la ruota panoramica, ormai inflazionata in molte grandi città, ma soprattutto il conservatorio. Lo vedo e non ci credo: tenuto benissimo, circondato da vegetazione rigogliosa ma soprattutto prima di vederlo lo senti. C’è una musica piacevolissima nell’aria, si capisce che sono prove o esercizi. Dietro e accanto l’università ma decido di continuare sul lungo fiume. Due piscine curatissime e sorvegliate da bagnini in pieno centro, gratuite e accessibili a tutti. Fantascienza per noi, normalità qui. 

Ci sono sdraio non incatenate ma nessuno si sogna di piegarle e portarsele a casa! Profumo di civiltà, non solo di fiori. I vari prati, ben tagliati, sono puliti e curati, mi ci sdraio e mi godo l’aria pulita! 

Sogno questo tipo di civiltà anche per le nostre città, nessun molestatore, c’è gente in giro ma c’è un silenzio di pace, di armonia. Non faccio che chiedermi cosa ci impedisca di fare altrettanto, se sia solo una questione culturale o se ci sia dell’altro. 

La mia nostalgia incrociata, fede compagna di viaggio, ovunque vada o non vada, non smette mai di ricordarmi quel che siamo e quel che non siamo, quello che potremmo essere, diventare, a quanto basterebbe poco ma, evidentemente, è così solo nella mia testa. Evidentemente il diavario tra noi e la civiltà è più ampio di quanto sia disposta ad ammettere. Lo dico con la morte nel cuore perché amo il mio paese ma non sono così cieca da non vedere e soffrire per i nostri limiti. 

C’è di peggio, lo so, ma non serve a niente confrontarsi con chi sta peggio. Abbiamo tutti un certo margine di miglioramento e noi abbiamo ancora tanta strada da fare. 

Gold Coast, giorno 19

Sveglia all’alba perché i vicini di stanza hanno deciso si mettersi a urlare in cinese o non importa quale altra lingua! Senza riguardo, senza decenza, manco stessero a casa loro… ma neanche, perché anche lì ti dovresti preoccupare di non rompere i coglioni ai vicini! 

Ci vestiamo e ci infiliamo nel primo Hungry Jack’s che troviamo. È una catena tipo mc Donald’s… sono inflazionate qui, non si trova altro ma il toast è di tutto rispetto. 

Lasciamo Coolangatta alla volta di Currumbin beach. La corrente è forte e l’acqua stranamente calda. Il mio primo bagno dell’anno! Dopo 2 inverni consecutivi 2 estati di fila mi ci volevano!

Attraversiamo la Palm Beach  e Miami australiane. Qui ci fermiamo per un’insalatona spettacolare con una verdura che si chiama Kale che qui si usa molto. Non conosco l’equivalente in italiano, non so nemmeno se esista ma appena torno voglio provare pure io a tritare i broccoletti crudi e mischiarli con semi e feta… gli intruglio con la maionese invece no, li lascio volentieri qui!

Prenoto una specie di motel a Gold Coast, poi facciamo su e giù un paio di volte per un centro commerciale, Paradise Fair, per comprare delle cose che ci mancavano. Alla fine non siamo state ferme un attimo e finiamo la giornata a tagliare verdure dure come il marmo con coltellini di plastica!

Penso a chi ha scoperto quasi con disappunto e dispiacere che partivo e, in seguito, c’è rimasto forse ancora peggio quando ha scoperto che non ero più da sola! Quante energie sprecate e soprattutto come vi va di focalizzarvi così tanto sulla vita degli altri?! Sì, lo so, può essere un buon diversivo per non pensare al grande impiastro che è la vostra… la verità è che lo sono tutte ma non è spostando l’attenzione su qualcosa di esterno che migliorerete la vostra! 

La mia vita, viene come gira, non c’è uno schema, un programma, un impegno rigido e inderogabile che non si possa in alcun modo disattendere! Sta parentesi di 4 giorni con Laura non era prevista ed è rimasta incerta fino all’ultimo. È capitata e abbiamo entrambe colto la palla al balzo! Non credo di dovermi giustificare con qualcuno, nè vi invito a fare altrettanto, dico solo che se vi stupite per qualcosa è perché non mi conoscete affatto! Ho amici e conoscenti in tutto il mondo sì, ma non apprezzo la compagnia di tutti. 

Prima di partire ho provvidenzialmente bloccato 2 persone su Facebook proprio per non doverle poi incrociare qui in Australia. Non mi avevano fatto niente, solo io non avevo voglia di vederle, men che mai spiegargli perché non volevo vederle. Non c’è un motivo in particolare, solo la pesantezza del dover sottostare a certi schemi mentali, a prassi che restano immutate nel tempo e che non mi appartengono più.  

È poi penso a quelli che si sono stupiti perché invece partivo da sola, a chi non l’ha capito ma non mi ha lanciato anatemi di alcun tipo, a chi ha capito ma soprattutto a chi non l’ha capito ma è riuscito a gioire lo stesso! L’apertura mentale! Questa disponibilità di ascolto verso possibilità che non si erano mai prese in considerazione prima, l’accoglierle con curiosità per provare a imparare a conoscere qualcosa di nuovo piuttosto che trincerarsi con chiusura dietro idee immobili e ristagnanti da una vita!  

Auckland in relax, giorno 18

Altra partenza oggi ma prima mi godo la città in relax perché mi attendono 2 aerei:da Auckland a Sydney e da Sydney a Gold Coast. 

Passo per una strada che credo di aver già fatto e mi accorgo di un murale assurdo, familiare… la scena della creazione che tante volte ho visto nella cappella sistina! Una sorpresa immensa, tanto più che adoro sta scena! Quante volte l’ho ammirato con la testa all’insù, cercano di capire quanti più dettagli possibile ma un capolavoro non finisci mai di scoprirlo, secondo me.

Per un attimo resto in contemplazione anche di questo. Mi chiedo perché farlo su un palazzo con delle finestre ma la trovo ugualmente un’idea geniale! Ci vorrebbe un po’ più d’arte, di bellezza nella nostre città, per questo ho sempre condiviso le parole di Peppino Impastato: 

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Questa comunque è una sacrosanta verità che vale ovunque, non solo in Sicilia. Qui è tutto diverso, efficiente e funzionale rispetto alle realtà a cui siamo abituati noi eppure non è la prima volta che mi sorprendo a provare nostalgia per le nostre imperfezioni! Non so se sia solo un problema di abitudine. In Francia mi succede sempre e non è solo perchè cucinano da schifo. Pure qui non scherzano da quel punto di vista! Ma per inciso, lo scettro della cucina improponibile resta a giusto titolo ai francesi (imho). No, il fatto dell’imperfezione, del disordine, credo che sia più qualcosa di legato al folklore, non solo alla familiarità con certi luoghi. 

Pranzo con Chloé e mi avvio verso l’aeroporto. Lo so, potevo prendere direttamente un volo per Gold Coast ma ci tenevo a fare tutto il viaggio fino a lì con Laura. La grande incognita sono le 3 ore tra un volo e l’altro perché se poco poco quello da Auckland è in ritardo o se c’è troppa fila al controllo passaporti addio al secondo volo! 

E invece no, volo in orario, lotta di passi con vecchiaccia coreana che alla fine riesce a passarmi avanti al controllo passaporti ma fare una scena perché è una gran cafonazza potrebbe essere mal visto davanti al poliziotto. Quindi me ne sto buonina maledicendola in tutte le lingue! 

Finalmente riesco a uscire dal terminal, hanno bloccato l’accesso al treno è un ragazzo mi consiglia di prendere l’autobus che passa abbastanza frequentemente. Metto dieci dollari nella macchinetta per fare il biglietto, mi dà il testo ma non il biglietto. Mi si avvicina una famiglia di cileni per chiedermi informazioni! Ho dimenticato un sacco di spagnolo, porca miseria, ma riusciamo a capirci lo stesso! Non parlano inglese. Spiego che la macchinetta ha un guasto e faccio da interprete con l’autista del bus che nel frattempo è arrivato. Mi invitano a scoprire le bellezze del Cile e dentro di me mi chiedo chissà quando perché è già nella mia lista mentale. Prima di fare i biglietti per venire qui ho provato in tutti i modi a includere proprio il Cile nel viaggio di ritorno ma, niente, veniva considerato come giro del mondo e mi veniva uno sproposito. Chissà, magari la prossima volta? 

Arriviamo al terminal nazionale e trovo Laura, come d’accordo. Tra tutte e due non so chi sia più stanca ma poco importa, è l’abbiamo fatta! Altro check-in e via al gate. 

In volo le parlo di giù (Salento), di come sia l’unico posto che mi manca sempre, ovunque vada. Deve essere davvero il mio posto nel mondo! Si può appartenere davvero a un posto che in realtà non ti appartiene? 

Comincio a pensare alla cosa che mi piace di più di giù e ne sono emerse 2: stare a casa da sola a San Foca e andare al mare a San Foca! Ma tipo il top del top! È strano, giù ho una vita molto ripetitiva, monotona, da vecchia, lenta e soprattutto non faccio vita sociale ma mi piaaaaaceeeee😍

È la vecchia che è in me, non lo so, nn l’ho ancora capito. Per me giù è uno stacco totale, sociale, cerebrale e infatti mi ricarica come niente altro al mondo. Voglio dire il mare è mare sempre ma il mare di giù cura tutte le ferite, se ce ne sono. 

Giù è casa. È come se nn potesse succedere niente di brutto. Mi sento protetta. Ovviamente è un’assurdità ma è una sensazione che adoro. 

Arriviamo alle dieci passate all’aeroporto di Gold Coast. Andiamo a recuperare la macchina a noleggio e l’ostello sta proprio lì attaccato all’aeroporto, forse potevamo fare a meno di prenderla stasera stessa ma non lo sapevamo e vabbè! 

Waiheke, giorno 17

Non c’è niente come il mare, niente che riesca a riossigenarmi quando sto in apnea. La stanchezza che deriva dal dover sostenere un bombardamento di chiacchiere inutili in pochi la possono capire. Sarà che da una vita lavoro col pubblico e non ne posso più della gente, di nessuno. Non ne posso più dei finti sorrisi, l’estenuante vociare, una valanga insensata di parole…. una malattia tipica della società moderna. Pare che bisogni far conversazione per forza, a tutti i costi, pure quando non si ha niente di utile da dire. Parlare così, perché alcuni hanno il gusto di farlo e non hanno nè la delicatezza nè l’accortezza di domandarsi se gli altri siao disposti ad ascoltare il profluvio di parole che hanno deciso di vomitare per quest’oggi! 

Per questo viaggio da sola, perché i compagni di viaggio bisogna sceglierli con cura, perché non ne posso più di gente spaventata dal silenzio. Per me è un grave difetto il non sapersi ascoltare, non sapersi guardare dentro, che te ne fai di compagni di viaggio del genere, gente che ha paura della sua stessa ombra ma ancor più della solitudine. Ho imparato che puntualmente mi ritrovo a fargli da psicoterapeuta proprio per questa loro incapacità di sapersi e volersi ascoltare allora no, grazie, ho già dato! Ho già affrontato masse e singoli frustrati, infelici, insoddisfatti, morbosamente dipendenti da una qualsiasi tipo di relazione umana, una spalla su cui piangere, una stampella umana che li aiuti a sopportare la loro stessa presenza! Per questo poi ti ritrovi davanti al mare e ti svuoti, ti scordi automaticamente ogni tipo di negatività, frustrazione e indecenza precedentemente scaricatati addosso da sti parassiti. 

Per i miei gusti fa freddo, sto con sciarpa, maniche lunghe e cappello ma il mare riflette tante piccole stelle. È giorno, ma i riflessi del sole mi scaldano il cuore. Le cicale sono instancabili, Tiromamcino a palla e a fanculo tutti! 

Vorrei visitare l’isola ma devo prima depurarmi, sono sbarcata da poco, una fermata di bus e come attirata da una calamita sono venuta dritta sparata qui. È il mare che chiama, sono i piedi che mi ci conducono. Come fai a spiegarlo? 

Ricordo ancora quella volta in cui tornavo da Firenze dopo un viaggio assurdo in macchina. Avevo lavorato lì un anno, al mare c’ero stata solo una volta, quel giorno pioveva, era già inverno, non avevo dormito, stanca ma con una sensazione addosso di liberazione; arrivo ad Ostia e invece di andare a casa mi fermo mezz’ora al mare! Prima di chiamare le amiche, mia madre, chiunque… È il solito discorso, non puoi stare bene con gli altri se prima non stai bene con te stessa. Per questo dico che tutta sta gente dovrebbe curarsi… ma da uno bravo! Non puoi rompere i coglioni al prossimo, pure quelli che non conosci! 

Ricomincio a fluire…

Mi sbrago sull’erba a guardare il mare… Non c’è quasi nessuno… Un minuto… Due minuti… forse arrivo a tre… ma niente, non ce la fanno, è più forte di loro, l’ennesimo rompicoglioni mi si siede vicino! Ho ancora i Tirimancino a palla in cuffia, il coglione prova a fare conversazione ma con l’amabilità che mi contraddistingue lo guardo solo malissimo mentre mentalmente lo mando a cagare. No, non si è accorto di niente, come minimo starà pensando alla prossima cosa da dire! Non si accorge mai nessuno di quanto li odi, per questo mi ritengo molto “amabile”, se fossi meno socievole lo insulterei in malo modo e cambierei posto ma sono stanca di questa diaspora alla ricerca di solitudine! Lo ritengo un mio diritto ma ne vengo costantemente privata! Sogno ancora la casetta vicino al faro sull’isola deserta nella Bay of islands! 

Riprendo il giro dell’isola. Col biglietto del traghetto ho incluso pure una formula “hop on hop off” che mi permette di fare su e giù per l’isola con un pullman. Insomma, Oneroa carina ma troppo turistica per i miei gusti e baia claustrofobica, Ostend peggio di peggio, Onetangi salvable (vedi foto), la spiaggia più lunga dell’isola. Tutte e 3 sono delle spiagge. Sull’ultima il vero relax ma nessuna che vada dritta al cuore. Di bello quest’isola ha un microclima mite che ti fa sembrare la grigia e caotica Auckland lontana anni luce. Un altro mondo a solo mezz’ora di traghettata. Qui va tutto più lento ed è tutto più verde, più selvaggio, più pacato. Continuo il mio giro, vigneti ogni 200 metri, tanto verde, case moderne a prezzi spropositati. Non capirò mai i miei consimili. Poi, giuro che non lo faccio a posta, mi capita sotto gli occhi un articolo di psicoadvisor che diceva le stesse cose che sostengo anch’io e vengo colpita dal passaggio qui sotto. 

Il pettegolezzo è di per sé un sintomo di scarsissima autostima verso se stesso, che cerca quindi di esorcizzare e compensare coinvolgendo le vittime nelle sue chiacchiere impietose e infondate. 

Alla fine tutto torna! Ancora una volta comunque resto colpita dell’educazione, la solarità e la discrezione dei Maori. Ho parlato con uno che faceva l’autostop alla fermata dell’autobus, ci siamo rivisti poi all’ultima spiaggia ed è bastato un ampio sorriso di riconoscimento. Idem la signora che aspettava il marito, sempre alla fermata dell’autobus, per dargli il pranzo (era l’autista!). Scambi 4 chiacchiere civili, rispettano il silenzio o se giri la testa dalla parte opposta, lo spazio vitale come quello mentale! 

Torno nel tardo pomeriggio, con Chloé andiamo a Mount Eden per vedere il tramonto sulla città. Incrociamo un gruppo di taitiani, cazzeggiamo un po’ insieme, poi si alza il vento e torniamo verso il centro.  

Decidiamo di fermarci a cenare da un coreano, Chloé non ne è troppo entusiasta ma io ho voglia di noodle, il locale è strapieno e ci sembra buon segno. Mentre aspettiamo notiamo che nessuno finisce quello che ha nel piatto, sono tutti coreani e noi le uniche europee. Dopo un po’ ci arriva quello che avevamo scelto ma in un’aspettata brodaglia nauseabonda e affatto invitante. Ci guardiamo in faccia e in un attimo decidiamo di scappare via! Non si fa, lo so, ma c’è presa così! Una corsa a perdi fiato fino all’angolo della strada. Ci infiliamo nel primo supermercato e Chloé opta per le pappardelle ma solo perché le ha scambiate per fettuccine! Stasera sarò io a rovinare la pasta buttandoci dentro l’aceto per sbaglio! Niente, non c’è verso, non è cosa di mangiare la pasta all’estero! 

Sydney, giorno 10

La giornata è cominciata con la pioggia ma non posso lamentarmi, sti giorni ha fatto tanto di quel caldo e qui vicino sta andando a fuoco di tutto che forse ci voleva anche. 

Arrivo in centro che piove col sole, mi rifugio allora in un sottopassaggio in pieno centro, interamente pitturato di murales sulle risorse australiane. Credo sia stato fatto da qualche scuola, è un po’ rudimentale ma molto carino lo stesso. A pranzo mi avveleno con un’insalata messicana che di messicano non ha proprio niente, vago ancora per il centro ed ecco che la giornata è già finita! I giorni passano così, che manco te ne accorgi. Giri e giri ma pare che la città non finisca mai, c’è sempre un nuovo angolo, un nuovo grattacielo, un nuovo scorcio da fotografare. Piuttosto, decisamente dovrei smetterla, non sono manco a metà viaggio e ho già intasato la memoria. 
Secondo me, mi è rimasta un po’ la sindrome della crocerista: ogni giorno in un posto diverso con l’utopia di capire il massimo di tutto ma, diciamocelo, il vero spirito di un posto lo cogli davvero solo abitando i! Il che sì, preannuncia altri trasferimenti, ne ho bisogno per la mia salute mentale e comunque sì, sempre meglio della sindrome della crocerossina! Chi era che diceva che le cattive abitudini vanno eliminate sostituendole con abitudini positive? Non è meraviglioso, ho rimpiazzato la collezione di psicopatici con viaggi e trasferimenti! Chi mi conosce sa che sto ghignando e gongolando come un’idiota… chi non mi conosce mi prenderà semplicemente per pazza ma tanto, a volte, lo fanno pure gli amici, non ci trovo davvero niente di male!

Mi chiedo quanti film abbiano girato qui, mi sa di familiare e mi piacerebbe tanto avere qualche mozione di architettura in più. Sì, preannuncio anche tanto studio, quello davvero non finisce mai! 

Dopo la fase in cui ho rintronato tutti con le stelle, il russo, lo spagnolo, adesso arriva l’architettura e se proprio mi avanza tempo anche la geologia! No, quelle precedenti non sono concluse, sono ancora in atto, ancora in piena evoluzione, solo a un ritmo rallentato. 

Odio questo aspetto del tempo, se da un lato cura e lenisce dall’altro ti impedisce di approfondire in tutte le direzioni. Probabilmente resterebbe così anche con giornate più lunghe. Il vero limite sta nelle nostre facoltà mentali, nelle gabbie in cui ci incastriamo.