Tarragona

Sto sul treno per Barcellona. Mi aspetta l’ennesimo trasloco ma sto bene, serena, rilassata. Volevo venire a Tarragona per la settimana santa ma ho fatto benissimo a non farlo, non me la sarei goduta come invece ho fatto adesso. Qualche turista in giro c’era ma stamattina nessuno, uno spettacolo impagabile. 

A giusto titolo questa città è patrimonio Unesco. Ho cominciato con l’acquedotto romano, poco fuori dalla città. Era da tanto che volevo vederlo, un capolavoro dell’ingegneria ancora ben saldo lì al suo posto dopo secoli e secoli. 

È immerso in una pineta profumatissima ma purtroppo i rumori della vicina autostrada arrivano lo stesso fin qui. Sono arrivata da sotto, roba da sentirsi piccoli piccoli ed emozionati di fronte a tanta storia. Solo gli scavi a Roma o i templi greci mi hanno fatto lo stesso effetto. 

Il resto della giornata l’ho passato in città percorrendo le mete di maggiore interesse. Colpo d’occhio per la cattedrale, l’anfiteatro (vedi foto) e gli altri scavi romani. È tenuta da dio. 

L’impronta romana e quella araba si confondono con armonia in questa cittadina dalla forte personalità. Non mancano orrori architettonici di epoca moderna ma sembra quasi che la città voglia reagire agli anni bui della dittatura colorando con murales di tutto rispetto muri anonimi se non addirittura brutti. 

Infine c’è il mare, niente di particolare in realtà perché non è particolarmente pulito e molto più vicino del l’orizzonte si stagliano le sagome di brutte navi mercantili e petroliere… ma cos’è una città senza mare? Non sarebbe ancora più deturpata e monca? 

Il porto è tenuto da dio, sorprendenteme moderno ma con i colori caldi delle casette di mare, affacciate ad ammirare i riflessi dell’acqua. 

L’ho adorato! Stamattina non c’era un’anima in giro, una delle passeggiate più rilassanti della mia vita. 

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Barcellona 

Que placer verte otra vez… non riesco ancora a pensare in spagnolo. È una canzone che ascolto in cuffia quando per il mio secondo venerdì consecutivo me ne vado in giro per il centro. Continuo a dirmi che nel 2009 non avevo minimamente colto il sapore è l’essenza di questo posto. Come fai a capirci qualcosa con solo poche ore a disposizione? Per quanto reiterate ma lo stesso. Oggi è festa. Settimana santa con processione e compagnia bella ovunque in Spagna. La città effettivamente sembra deserta. Affollata solo di turisti, traffico decimato.Avrei voluto visitare Tarragona ma sarà per un altra volta, ci sarà una calca di gente e non è esattamente la mia idea di relax… invece scopro un giardino da incanto vicino casa, per giunta deserto! Adesso si che è festa anche per me! 

Salento 

Finalmente di nuovo in Salento! C’ero rimasta troppo male per la neve di gennaio che aveva bloccato tutto e fatto anche saltare la mia consueta discesa annuale. Rimandata quindi solo di 2 mesi ma meglio tardi che mai. Sì, lo so, l’ideale sarebbe scendere in estate ma quando ami un posto ti sembra bello sempre, persino con le peggiori condizioni atmosferiche. In compenso è da tanto che non scendevo in primavera. 

Non è un caso fare il viaggio con musica mista e poi, appena varcato l’immaginario confine salentino, tamburelli, reggae, loro, risate! I Sud Sound System mi parlano sempre di questa terra e lo stereo della macchina sembra quasi che lo sappia. Mia madre dice sempre che dovrebbero darmi la cittadinanza onoraria! Amici e parenti restano sbalorditi ogni volta. Stavo ancora in Australia quando pregustavo la “discesa” qui. È “casa” e continuo a dire che non ti rendi conto di quanto ti sia mancata fino a quando non scendi. Un dolore quasi fisico, non solo tanta nostalgia. 

Poi tra Bari e Brindisi cominci a intravedere il mare da lontano, dalla superstrada malandata, i cartelli sulla destra che ti invitano ad uscire verso una delle tante località balneari… ma non lo fai, tiri dritta verso Lecce, appena intravedi il campanile mamma fa uno squillo a zia per dirle che siamo arrivate! E di lì a 5 minuti, baci, abbracci e urla! Da adesso in poi mi scordo completamente un tono di voce normale, qui non si usa, pare quasi che stia male! Mamma attacca a parlare dialetto come per magia e anche se sono frustrata al massimo perché non riesco ad esprimermi correttamente, sono sempre molto “preciata” per il fatto di capire un buon 95%. Quando non so qualcosa ne chiedo il significato, mi esercito con la pronuncia e vago per il giardino esercitandomi ancora e la chiamando i gatti del circondario… belli miei, aspettano me per ingrassare un po’! 

Se questo mare potesse parlare… 

Se questo mare potesse parlare non credo che svelerebbe le mie confidenze, nomi, eventi, luoghi, lacrime, contorti processi mentali e ancora lacrime. I nomi in realtà non li farò neanch’io ma sento la necessità di scrivere un tributo al mare, non solo quello di Roma (questo nella foto è Ostia, qualche giorno fa), ma a tutti i mari che mi hanno accolto, che mi hanno visto ridere, piangere e che mi conoscono più di quanto tanti esseri umani non faranno mai. Si dice spesso che il mare è traditore. Dipende. Io credo che lo diventi solo quando si sfida la natura e i propri limiti, è vero che spesso il mare non perdona ma con chi te la prendi se non con te stesso? Adoro andarci da sola,  per un attimo, un’ora o mezza giornata hai la sensazione che tutto riacquisti un senso, una sua logica, il posto che gli è proprio… ed ecco, io appartengo al mare! È una violenza trapiantarmi in città dove non c’è o dove puzza. Voglio vedere quando la finirò anch’io con la serie infernale di trasferimenti insensati ma questo è già un discorso più lungo e più complesso. 

Ostia è un posto che ho odiato per anni eppure è da qui che tante volte sono risorta dalle mie ceneri, che ho rimesso insieme i migliaia di pezzettini dei tanti frantumi. Se ci fosse una sola foto a poterla rappresentare, senza alcun dubbio sceglierei questa. Cupa ma con la luce all’orizzonte. 

Tante volte sono rinata e ripartita da qui. Quanti sbagli, eventi, passi indietro, balzi in avanti, quanti errori nel corsi di una vita. Quante delusioni, tradimenti, amicizie e amori finiti? E lui stava sempre lì,  per me…

Australia, considerazioni di viaggio 

Belli miei, la pacchia purtroppo e finita, non ho ancora ritrovato una parvenza di routine, che rifuggo sempre e comunque ma rispondo qui alle vostre tante domande, mail, messaggi e “whatsappate”.
1. Come hai fatto? (la più ricorrente) 

– Ho preso e son partita! Niente di più, niente di meno! Era un viaggio che sognavo da troppo tempo ed era indubbiamente arrivato il momento giusto per farlo! Prenotato in anticipo solo i biglietti aerei, l’hotel della prima notte a Melbourne e l’ultima notte a Brisbane. Le uniche certezze che avevo. Tutto il resto improvvisato e deciso sul posto, in funzione del tempo, la stanchezza, i contrattempi, i soldi, etc. Non sono solo il mio dj (cit. Subsonica) ma sono anche il mio tour operator! 

2. …ma da sola? 

– Si. Ed è una cosa che sinceramente consiglio a tutti almeno una volta nella vita. È quanto di più rigenerante ci possa essere. Si, lo so, non siamo tutti uguali, per alcuni è frustrante, noioso, spaventoso. Per quelli che non hanno in orrore la propria compagnia allora è anche per quelli che ci stanno lavorando su. Io ci sono arrivata per gradi ma da quand’è cominciata questa splendida storia d’amore con me stessa non riesco più a stancarmi e staccarmi da me! Ho mentalmente e fisicamente bisogno di stare da sola. Il difficile, anzi, è stato fare lo slalom tra persone che conoscevo già da tempo, amici, conoscenti e perfetti sconosciuti e i momenti di puro silenzio e solitudine da consacrare a me stessa. Si dice che la natura umana sia socievole, forse sto derazzando, non lo so. Io so solo che sono pochi i discorsi che valgono la pena di rinunciare al mio silenzio. Pochissime le persone per cui sono felice di fare un’eccezione ed ecco, magari restare un po’ più di tempo sola con me stessa non mi farebbe affatto schifo perché a sto giro, a più riprese, ho stramaledetto la presenza di esseri umani vicino a me. 

3. Alla fine cosa hai visto? 

– In Australia: lo stato di Victoria, Melbourne, Great Ocean Road, Wilson Promontory, Sydney, Gold Coast, Hervey Bay, Brisbane e in Nuova Zelanda: isola del nord, Auckland,Waiheke, Bay of islands. Poco, pochissimo per il tempo a disposizione. Non mi rendevo conto delle distanze prima di partire, non ci capivo niente nemmeno sul posto e forse solo adesso sto cominciando a realizzare l’entità di quello che ho fatto! Non ho sofferto per i 5 fusi orari che ho cambiato in un mese, mi hanno ammazzato di più le nottatacce sugli autobus e gli spostamenti interni in generale. 

4. Cosa rifaresti e non rifaresti? 

– Rifarei tutto esattamente come l’ho fatto e, anzi, lo rifarò! Mi manca ancora molto da vedere. L’unica cosa che non farei è l’ammazzata da e per Dubai. Vada per lo scalo ma in un altro aeroporto. A metà strada, ovunque in Asia. Fermarmi pure un paio di giorni e poi ripartire ma sia all’andata che al ritorno è stata la cosa che ho sofferto di più. 

5. Cosa ti è piaciuto di più? 

– Gli animali selvatici australiani, di ogni specie, grandezza e aspetto. Dai koala ai canguri, uccelli, rettili, etc. Se proprio proprio dovessi scegliere però vi direi i canguri. Li ho trovati di una dolcezza che riesco a paragonare solo a quella dei cani. 

6. Cosa ti è piaciuto di meno? 

– Il cibo! Manco a dirlo! Sono destinata a soffrire ogni volta che mi allontano dall’Italia. È una battaglia persa in partenza, un problema culturale e vi ricordo che non sono il tipo che vuole la pasta quando sta all’estero ma è dura fare lo slalom tra salse e salsine che fanno a gara a quale sia la più malsana! No, decisamente mi hanno salvato i supermercati sempre aperti e la frutta che, ad onor del vero, ho trovato molto buona. 

7. Il prossimo viaggio? 

– Ho una lista molto lunga. Mi piacerebbe molto andare in Perù ma per me è viaggio anche fare la turista a Roma o tornate giù in Salento. Sono posti che conosco come le mie tasche ma è bello ricoprirli con occhi diversi. Ne sento anzi la necessità. Non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo per stare bene. Il viaggio comunque, per me, parte sempre dalla testa, ancora prima dello spostamento fisico vero e proprio. 

8. E quando ti fermerai? 

– È il sogno di molti ma non il mio. Non posso dire mai perché appunto non si può mai sapere ma credo che ormai potreste pure cominciare a mettervi l’anima in pace! Ognuno poi mi dice che vorrebbe che mi trasferisco nel suo paese ma quando è successo, oggettivamente, quante volte ci siamo visti? È la vita che è così, non ne faccio una colpa a nessuno ma non biasimatemi nemmeno se non mi sento di fermarmi da nessuna parte. 

9. Continuerai il blog? 

– Si. È nato per voi. Io non sentivo minimamente l’esigenza di documentare tutto quello che faccio ma mi rendo conto che è difficile starmi dietro tra continui spostamenti, cambi di rotta etc. Adoro mantenere i contatti e, come vedete, nessuno è obbligato a iscriversi alla piattaforma di WordPress, potete leggere quello che volete quando e come volete senza impegno. Appena ho un attimo comunque proverò ad alleggerirlo un po’ perché caricare e scrivere tutto da cellulare per molti aspetti tecnici è poco pratico. Migliorie in vista quindi! 

10. E ora dove andrai? 

– Prossima tappa: Spagna. Non ci ho  mai lavorato. Avevo voglia di cambiare e il 2 aprile parte questo nuovo esperimento! Hasta luego y besos a todos 🙂 

Partenza, giorno 26

Questo post per alcuni avrà il tono tragicomoco che a tanti mancava dei miei infelici tempi siculi! Sono infelice anche adesso, perché mi tocca partire e sto tempo mi è volato che manco me ne sono resa conto! 

Giro rapido in mattinata dei quartieri che mi sono piaciuti di più quasi a volerli bene imprimere nella memoria, come se le foto non bastasse e ora sto in aeroporto. 

Un tizio mi si appiccica al check-in bagagli. Se vuoi passare avanti passa, tanto l’aereo ancora non parte, se no 10 passi indietro! Mi giro per dirglielo ma evidentemente lo sguardo è stato ancora più efficace. Indietreggia. Dopo un po’ mi risento sfiorare. Mi rigiro, sta schiacciando freneticamente i tasti di un cellulare con lo schermo malamente frantumato e malignamente penso:”e te credo! Te l’hanno già scaraventato lontano così te levavi de mezzo, eh?!”. Non so che patologia sia questa, come quella di dover per forza attaccare bottone con tutti o non star zitto un attimo. Ognuno ha le sue, io sicuramente ne ho altre, alcune però sconfinano nella molestia! 

Per altri questo post avrà solo il tono della polemica, sterile e feroce… Pazienza! Sto incazzata nera e se vi sentite chiamati in causa è perché gli insulti che seguono sono anche per voi allora! Se invece avete la coscienza pulita ci riderete su… o forse no ma non potrete dire che quel che segue non sia un brutto “déjà vu” anche per voi! 

Salgo sull’aereo che sto ancora al telefono con Laura, avanzo verso il mio posto, lo stramaledetto 75c! Leggo i numeri, controllo, mostro biondo in vistaaaa, ricontrollo ancora… pooooorca miseeeriaaa, ce l’ho seduto proprio dietro! Sulle gambe della nonna esaltata ed estasiata perché il suo bambolotto slavato ha deciso di chiederle conforto per qualche problema immaginario! Poso lo zaino sotto al sedile; segue un ragazzo, doveva stare al posto della vecchia ma l’hostess gli ha arbitrariamente cambiato posto senza neanche chiederglielo! Che culo! Pure ioooo! Continuo a parlare con Laura e ari-pooorca miseriaaa: segue altro  mostro, questo rosso con madre al seguito! Sono i posti vicino a me! È accanimento! Non je la posso fà! Non fanno in tempo a sistemarsi che la ragazzina già frigna che vuole sedersi al centro! Panico! Lo dice anche all’hostess, alzando la voce! Appena finisce la frase mi scappa un “nooooooo” altrettanto lagnoso, stessi decibelt, più sguardo di supplica rivolto all’hostess. Lei sorride, e implicitamente risponde a entrambe dicendo:”ah, no, questo non dipende da me!”. Nel frattempo la madre, che mi sta accanto, non ha minimamente apprezzato il mio no, udibile a tutti e si è visibilmente accigliata! E “sti cazzi” dove ce lo metti? È così strano che non voglia st’impiastro vicino? Secondo me invece ci è abituata e come a gente che schifa il suo angioletto maleducato e capriccioso! 

Spiego a Laura quello che è successo, provo a non ridere ma ormai lo faccio solo per non piangere, la saluto e la roscia comincia a urlare “Elga! Ellgaa!” nella mia direzione! Non capisco, poi mi giro verso destra…e nooooooo, ce ne sono altre 2! Elga ad occhio e croce sarà sua coetanea ma non se la fila e la lagna alla mia sinistra continua per un po’, imperterrita, e credo sia parecchio rivelatore del livello cerebrale. 

Voglio scendere, non ho alcun problema a restare in Australia ancora un po’, giuro che prendo quello dopo! Non resto abusiva nel paese! Mi verrebbe quasi da mettermi a piangere e strillare anch’io! L’aereo è pieno come un uovo e non c’è nessuno che voglia fare a cambio di posto! Stupiti, eh ? Io no, è il mio inferno quotidiano! Più li evito come la peste e più me li ritrovo vicino! Ormai sono arrivata a convincermi che sentano lo schifo, così come i cani avvertono la paura e, quasi sadicamente, ci giocano! 

È addirittura peggio del viaggio di andata! Sono circondata! Mettono Bob Marley di sottofondo:”Don’t worry about a thing, every little thing is gonna be alright!” quasi a voler lanciare messaggi subliminali! È una candid camera e in cabina di controllo si stanno divertendo alle mie spalle? 

Sarò breve, i 2 a destra, tedeschi, non hanno fatto un fiato per tutto il viaggio, il mostro alla mia sinistra in piedi a saltare sul sedile tutto il tempo, a tentare vanamente di attaccare bottone con me ma non l’ho degnata, di proposito, di solo  sguardo e quando l’ho fatto è stato solo in cagnesco con insulti in romanaccio rivolti a quella grandissima troglodita di sua madre. Per non so più quante ore di volo, quest’ultima, si è limitata a sibilare un inutile, patetico e isterico “stop it!” ogni 2 minuti. Qualunque individuo medio, volendo anche sotto la media, avrebbe cambiato strategia dopo mezz’ora, un’ora, tiè! Lei no, è andata avanti così a oltranza e giustamente l’impiastro di ragazzina continuava a far casino, felice e imperterrita, perché tanto non ci sono conseguenze. A un certo punto ci siamo guardate con la vecchia che avevo dietro, uno sguardo esasperato e disgustato con la nonna dell’altro ragazzino che avevo dietro! Poco più piccolo di questa, attrazione fatale per i miei capelli e per tirarmi calci sullo schienale! Chi di voi non lo avrebbe apprezzato? Alle 3 del mattino, il pargolo, ha pensato bene di cominciare a strillare come un’aquila, ha svegliato mezzo aereomobile, li mortacci sua, e da allora si è scatenato l’inferno! Mezzo aereo in piedi con i ragazzini che correvano liberamente per i corridoi e i deficienti dei genitori che li rincorrevano. Il segnale che indicava le cinture allacciate non l’hanno mai spento, in compenso hanno dovuto ricordarlo con gli annunci in continuazione. E la vecchia faceva pure la scandalizzata! Poi dici che non devi bestemmiare come uno scaricatore di porto! Non oso pensare che volo di inferno sia stato anche per le hostess, di un’educazione e pazienza senza precedenti. Li odio, li odio tutti, grandi, piccoli. Coltiviamo maleducazione come se fosse un valore aggiunto! Come se un ragazzino autogestito fosse segno di progresso, modernità e liberalità! E su questo, mi spiace dirlo, non ci sono confini. 

Non li fate i figli se avete così tanta paura a dirgli di no, di riprenderli, di porgli dei limiti, quelli giusti…di civile convivenza che tanto un giorno imporrà la vita stessa a suon di schiaffi morali. 

Sì, certo, potete sempre delegare il vostro ruolo a qualcun altro, alla scuola, ai genitori degli amichetti o agli amici stessi ma voi non ne uscite bene. Ci fate la figura degli abrutiti e, molto  verosimilmente lo siete davvero!  Quello che mi sconvolge è la tolleranza verso di voi è la vostra prole. Sono sinceramente basita. Non si tratta di casi sporadici. Ormai siete quasi la norma. Mi spaventa un mondo popolato da scimmie urlanti che non comprendono la differenza tra me e un genitore che magari riesce pure ad apprezzare i calci o gli strilli nelle orecchie, come se stessero prendendo fuoco! 

Mi spaventa che siate riusciti a far passare tutto come legittimo, persino gradevole. Che abbiate trasformato il vostro inferno personale in un inferno collettivo da condividere sistematicamente con ogni povero malcapitato di turno!

E non diciamo che sia un caso perché sti orrori sono all’ordine del giorno su qualsiasi mezzo di trasporto pubblico, supermercato, strada, etc. Ad ogni latitudine e longitudine. Non ho ancora fatto lo studio sociologico e statistico delle nazionalità coinvolte ma ce ne è proprio bisogno? Dovreste vergognarvi e basta! 

Ma no, è vero, non lo fate, c’avete pure la faccia come il culo di indignarvi se hotel e ristoranti non accettano le piaghe umane che avete messo al mondo e cresciuto con tanta non curanza! Voglio proprio informarmi, a sto punto diventa una questione di principio, voglio proprio vedere se anni fa era così o meno. Ho i miei dubbi perché fino a un paio di generazioni fa si rigava dritto, c’era rispetto, la “paura educata”  di dar fastidio e non la pretesa di farlo con la strafottenza di chi pensa che sia un suo diritto! I diritti dell’infanzia sono altri, ma anche da piccoli ci sono delle regole, dei doveri! Aripigliatevi! 

Brisbane culturale, giorno 25

Sveglia di notte con la nausea, sono totalmente disgustata e non ne capisco il perché. Probabilmente non bisogna cercare nemmeno troppo lontano: il riso cinese ieri sera, cibo intrugliato! Strano perché da quando sto qui ho mangiato un solo hamburger, il fatto è che tocca fare lo slalom tra le varie salse e salsine che mettono ovunque, pure nell’insalata! Li ho visti con i miei occhi spremere un intero tubetto di maionese su inermi foglioline di rucola e lattuga! Se non lo fai per la salute, almeno per il gusto! Ma quanto può far schifo una cosa del genere? Come quelli che mettevano il ketchup sulla pasta a Londra…. non me li dimenticherò mai! Ci sono cose che sono un insulto implicito non solo al buon gusto ma anche alla cultura di un popolo! Provo a far colazione ma rinuncio, non è cosa. Esco con calma, volevo andare al museo oggi. Arranco con estrema calma lungo il Kurilpa bridge, lo adoro, è stato amore a prima vista. 

Il museo è semideserto e me ne rallegro, per la mia solita a versione per le folle! Comincio col simulatore dell’hidron collider, solo un esposizione a scopo divulgativo rispetto a quello capolavoro di ingegneria che sta a Ginevra. Mi fa strano vederlo qui, dall’altra parte del mondo, un progetto che ha preso forma in Europa ma al quale hanno comunque partecipato fior fior di cervelli da tutto il mondo. Si parla di un numero che ormai supera abbondantemente le 10.000 persone. Chapeau! 

La mostra comincia con pezzi in miniatura della struttura, la lettera con la quale si è sancito l’accordo e la proiezione dell’annuncio della conferma del borsone di Higgs. 

Da lì si passa in un corridoio dove si trovano tavoli e foto con altro materiale, autentico e riprodotto, registrazioni reali di annunci ufficiali e fatti realmente accaduti, come anche l’incidente inglorioso di qualche anno fa. Ho aprezzato molto il fatto che non abbiano omesso niente, non è stato solo un lavoro di raccolta e ricerca celebrativa. Evviva l’onestà intellettuale!

Poi la stanzetta con la proiezione di quello che succede realmente all’interno del collider. Se si potesse starci dentro, osservare il momento dello scontro tra le particelle, il momento “x”. Già osservato più e più volte in documentari sulla nascita dell’universo e altrettante volte discusso nei miei 2 anni di fedele frequentazione del corso di eccellenza di Maiani alla facoltà di fisica alla Sapienza! Bei tempi, lezioni illuminanti, tanti ricordi!

Da sola, nella stanza, l’emozione è raddoppiata, la nausea per la quale mi sentivo quasi svenire poco prima è persino svanita per lasciare il posto a qualcosa che ricorda molto di più le farfalle nello stomaco! Lo scontro, i colori, linee che partono in tutte le direzioni… Se mi fa effetto da profana,  figuriamoci gli scienziati veri! Volevo restare per vederlo una seconda volta ma entrano delle persone, la nausea si riaffaccia, il silenzio e la magia ormai sono rotti. Esco e passo per la riproduzione degli uffici di alcuni scienziati. Fatti moooolto bene, molto fedeli e molto anni 70. È un tuffo nel passato e anche se i risultati più rilevanti sono arrivati in tempi recenti fa comunque piacere questo tuffo nel passato. 

Uscendo compro un libro di Stefan Klein we are all stardust che non parla di stelle ma delle vite di alcuni scienziati di rilievo.

La zona sud della città trascura cultura da tutte le parti. Attaccato c’è il Goma galleria di arte moderna, la State library of Queensland. Art gallery, altri musei, il conservatorio, l’università. Tutti edifici ben tenuti, uno accanto all’altro. Sogno qualcosa di molto simile anche per noi…ma è forse qualcosa che riguarda più il nostro passato remoto che il nostro futuro. Passo il resto della giornata a vagabondare, la nausea forse passa sognando!