Australia, considerazioni di viaggio 

Belli miei, la pacchia purtroppo e finita, non ho ancora ritrovato una parvenza di routine, che rifuggo sempre e comunque ma rispondo qui alle vostre tante domande, mail, messaggi e “whatsappate”.
1. Come hai fatto? (la più ricorrente) 

– Ho preso e son partita! Niente di più, niente di meno! Era un viaggio che sognavo da troppo tempo ed era indubbiamente arrivato il momento giusto per farlo! Prenotato in anticipo solo i biglietti aerei, l’hotel della prima notte a Melbourne e l’ultima notte a Brisbane. Le uniche certezze che avevo. Tutto il resto improvvisato e deciso sul posto, in funzione del tempo, la stanchezza, i contrattempi, i soldi, etc. Non sono solo il mio dj (cit. Subsonica) ma sono anche il mio tour operator! 

2. …ma da sola? 

– Si. Ed è una cosa che sinceramente consiglio a tutti almeno una volta nella vita. È quanto di più rigenerante ci possa essere. Si, lo so, non siamo tutti uguali, per alcuni è frustrante, noioso, spaventoso. Per quelli che non hanno in orrore la propria compagnia allora è anche per quelli che ci stanno lavorando su. Io ci sono arrivata per gradi ma da quand’è cominciata questa splendida storia d’amore con me stessa non riesco più a stancarmi e staccarmi da me! Ho mentalmente e fisicamente bisogno di stare da sola. Il difficile, anzi, è stato fare lo slalom tra persone che conoscevo già da tempo, amici, conoscenti e perfetti sconosciuti e i momenti di puro silenzio e solitudine da consacrare a me stessa. Si dice che la natura umana sia socievole, forse sto derazzando, non lo so. Io so solo che sono pochi i discorsi che valgono la pena di rinunciare al mio silenzio. Pochissime le persone per cui sono felice di fare un’eccezione ed ecco, magari restare un po’ più di tempo sola con me stessa non mi farebbe affatto schifo perché a sto giro, a più riprese, ho stramaledetto la presenza di esseri umani vicino a me. 

3. Alla fine cosa hai visto? 

– In Australia: lo stato di Victoria, Melbourne, Great Ocean Road, Wilson Promontory, Sydney, Gold Coast, Hervey Bay, Brisbane e in Nuova Zelanda: isola del nord, Auckland,Waiheke, Bay of islands. Poco, pochissimo per il tempo a disposizione. Non mi rendevo conto delle distanze prima di partire, non ci capivo niente nemmeno sul posto e forse solo adesso sto cominciando a realizzare l’entità di quello che ho fatto! Non ho sofferto per i 5 fusi orari che ho cambiato in un mese, mi hanno ammazzato di più le nottatacce sugli autobus e gli spostamenti interni in generale. 

4. Cosa rifaresti e non rifaresti? 

– Rifarei tutto esattamente come l’ho fatto e, anzi, lo rifarò! Mi manca ancora molto da vedere. L’unica cosa che non farei è l’ammazzata da e per Dubai. Vada per lo scalo ma in un altro aeroporto. A metà strada, ovunque in Asia. Fermarmi pure un paio di giorni e poi ripartire ma sia all’andata che al ritorno è stata la cosa che ho sofferto di più. 

5. Cosa ti è piaciuto di più? 

– Gli animali selvatici australiani, di ogni specie, grandezza e aspetto. Dai koala ai canguri, uccelli, rettili, etc. Se proprio proprio dovessi scegliere però vi direi i canguri. Li ho trovati di una dolcezza che riesco a paragonare solo a quella dei cani. 

6. Cosa ti è piaciuto di meno? 

– Il cibo! Manco a dirlo! Sono destinata a soffrire ogni volta che mi allontano dall’Italia. È una battaglia persa in partenza, un problema culturale e vi ricordo che non sono il tipo che vuole la pasta quando sta all’estero ma è dura fare lo slalom tra salse e salsine che fanno a gara a quale sia la più malsana! No, decisamente mi hanno salvato i supermercati sempre aperti e la frutta che, ad onor del vero, ho trovato molto buona. 

7. Il prossimo viaggio? 

– Ho una lista molto lunga. Mi piacerebbe molto andare in Perù ma per me è viaggio anche fare la turista a Roma o tornate giù in Salento. Sono posti che conosco come le mie tasche ma è bello ricoprirli con occhi diversi. Ne sento anzi la necessità. Non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo per stare bene. Il viaggio comunque, per me, parte sempre dalla testa, ancora prima dello spostamento fisico vero e proprio. 

8. E quando ti fermerai? 

– È il sogno di molti ma non il mio. Non posso dire mai perché appunto non si può mai sapere ma credo che ormai potreste pure cominciare a mettervi l’anima in pace! Ognuno poi mi dice che vorrebbe che mi trasferisco nel suo paese ma quando è successo, oggettivamente, quante volte ci siamo visti? È la vita che è così, non ne faccio una colpa a nessuno ma non biasimatemi nemmeno se non mi sento di fermarmi da nessuna parte. 

9. Continuerai il blog? 

– Si. È nato per voi. Io non sentivo minimamente l’esigenza di documentare tutto quello che faccio ma mi rendo conto che è difficile starmi dietro tra continui spostamenti, cambi di rotta etc. Adoro mantenere i contatti e, come vedete, nessuno è obbligato a iscriversi alla piattaforma di WordPress, potete leggere quello che volete quando e come volete senza impegno. Appena ho un attimo comunque proverò ad alleggerirlo un po’ perché caricare e scrivere tutto da cellulare per molti aspetti tecnici è poco pratico. Migliorie in vista quindi! 

10. E ora dove andrai? 

– Prossima tappa: Spagna. Non ci ho  mai lavorato. Avevo voglia di cambiare e il 2 aprile parte questo nuovo esperimento! Hasta luego y besos a todos 🙂 

Partenza, giorno 26

Questo post per alcuni avrà il tono tragicomoco che a tanti mancava dei miei infelici tempi siculi! Sono infelice anche adesso, perché mi tocca partire e sto tempo mi è volato che manco me ne sono resa conto! 

Giro rapido in mattinata dei quartieri che mi sono piaciuti di più quasi a volerli bene imprimere nella memoria, come se le foto non bastasse e ora sto in aeroporto. 

Un tizio mi si appiccica al check-in bagagli. Se vuoi passare avanti passa, tanto l’aereo ancora non parte, se no 10 passi indietro! Mi giro per dirglielo ma evidentemente lo sguardo è stato ancora più efficace. Indietreggia. Dopo un po’ mi risento sfiorare. Mi rigiro, sta schiacciando freneticamente i tasti di un cellulare con lo schermo malamente frantumato e malignamente penso:”e te credo! Te l’hanno già scaraventato lontano così te levavi de mezzo, eh?!”. Non so che patologia sia questa, come quella di dover per forza attaccare bottone con tutti o non star zitto un attimo. Ognuno ha le sue, io sicuramente ne ho altre, alcune però sconfinano nella molestia! 

Per altri questo post avrà solo il tono della polemica, sterile e feroce… Pazienza! Sto incazzata nera e se vi sentite chiamati in causa è perché gli insulti che seguono sono anche per voi allora! Se invece avete la coscienza pulita ci riderete su… o forse no ma non potrete dire che quel che segue non sia un brutto “déjà vu” anche per voi! 

Salgo sull’aereo che sto ancora al telefono con Laura, avanzo verso il mio posto, lo stramaledetto 75c! Leggo i numeri, controllo, mostro biondo in vistaaaa, ricontrollo ancora… pooooorca miseeeriaaa, ce l’ho seduto proprio dietro! Sulle gambe della nonna esaltata ed estasiata perché il suo bambolotto slavato ha deciso di chiederle conforto per qualche problema immaginario! Poso lo zaino sotto al sedile; segue un ragazzo, doveva stare al posto della vecchia ma l’hostess gli ha arbitrariamente cambiato posto senza neanche chiederglielo! Che culo! Pure ioooo! Continuo a parlare con Laura e ari-pooorca miseriaaa: segue altro  mostro, questo rosso con madre al seguito! Sono i posti vicino a me! È accanimento! Non je la posso fà! Non fanno in tempo a sistemarsi che la ragazzina già frigna che vuole sedersi al centro! Panico! Lo dice anche all’hostess, alzando la voce! Appena finisce la frase mi scappa un “nooooooo” altrettanto lagnoso, stessi decibelt, più sguardo di supplica rivolto all’hostess. Lei sorride, e implicitamente risponde a entrambe dicendo:”ah, no, questo non dipende da me!”. Nel frattempo la madre, che mi sta accanto, non ha minimamente apprezzato il mio no, udibile a tutti e si è visibilmente accigliata! E “sti cazzi” dove ce lo metti? È così strano che non voglia st’impiastro vicino? Secondo me invece ci è abituata e come a gente che schifa il suo angioletto maleducato e capriccioso! 

Spiego a Laura quello che è successo, provo a non ridere ma ormai lo faccio solo per non piangere, la saluto e la roscia comincia a urlare “Elga! Ellgaa!” nella mia direzione! Non capisco, poi mi giro verso destra…e nooooooo, ce ne sono altre 2! Elga ad occhio e croce sarà sua coetanea ma non se la fila e la lagna alla mia sinistra continua per un po’, imperterrita, e credo sia parecchio rivelatore del livello cerebrale. 

Voglio scendere, non ho alcun problema a restare in Australia ancora un po’, giuro che prendo quello dopo! Non resto abusiva nel paese! Mi verrebbe quasi da mettermi a piangere e strillare anch’io! L’aereo è pieno come un uovo e non c’è nessuno che voglia fare a cambio di posto! Stupiti, eh ? Io no, è il mio inferno quotidiano! Più li evito come la peste e più me li ritrovo vicino! Ormai sono arrivata a convincermi che sentano lo schifo, così come i cani avvertono la paura e, quasi sadicamente, ci giocano! 

È addirittura peggio del viaggio di andata! Sono circondata! Mettono Bob Marley di sottofondo:”Don’t worry about a thing, every little thing is gonna be alright!” quasi a voler lanciare messaggi subliminali! È una candid camera e in cabina di controllo si stanno divertendo alle mie spalle? 

Sarò breve, i 2 a destra, tedeschi, non hanno fatto un fiato per tutto il viaggio, il mostro alla mia sinistra in piedi a saltare sul sedile tutto il tempo, a tentare vanamente di attaccare bottone con me ma non l’ho degnata, di proposito, di solo  sguardo e quando l’ho fatto è stato solo in cagnesco con insulti in romanaccio rivolti a quella grandissima troglodita di sua madre. Per non so più quante ore di volo, quest’ultima, si è limitata a sibilare un inutile, patetico e isterico “stop it!” ogni 2 minuti. Qualunque individuo medio, volendo anche sotto la media, avrebbe cambiato strategia dopo mezz’ora, un’ora, tiè! Lei no, è andata avanti così a oltranza e giustamente l’impiastro di ragazzina continuava a far casino, felice e imperterrita, perché tanto non ci sono conseguenze. A un certo punto ci siamo guardate con la vecchia che avevo dietro, uno sguardo esasperato e disgustato con la nonna dell’altro ragazzino che avevo dietro! Poco più piccolo di questa, attrazione fatale per i miei capelli e per tirarmi calci sullo schienale! Chi di voi non lo avrebbe apprezzato? Alle 3 del mattino, il pargolo, ha pensato bene di cominciare a strillare come un’aquila, ha svegliato mezzo aereomobile, li mortacci sua, e da allora si è scatenato l’inferno! Mezzo aereo in piedi con i ragazzini che correvano liberamente per i corridoi e i deficienti dei genitori che li rincorrevano. Il segnale che indicava le cinture allacciate non l’hanno mai spento, in compenso hanno dovuto ricordarlo con gli annunci in continuazione. E la vecchia faceva pure la scandalizzata! Poi dici che non devi bestemmiare come uno scaricatore di porto! Non oso pensare che volo di inferno sia stato anche per le hostess, di un’educazione e pazienza senza precedenti. Li odio, li odio tutti, grandi, piccoli. Coltiviamo maleducazione come se fosse un valore aggiunto! Come se un ragazzino autogestito fosse segno di progresso, modernità e liberalità! E su questo, mi spiace dirlo, non ci sono confini. 

Non li fate i figli se avete così tanta paura a dirgli di no, di riprenderli, di porgli dei limiti, quelli giusti…di civile convivenza che tanto un giorno imporrà la vita stessa a suon di schiaffi morali. 

Sì, certo, potete sempre delegare il vostro ruolo a qualcun altro, alla scuola, ai genitori degli amichetti o agli amici stessi ma voi non ne uscite bene. Ci fate la figura degli abrutiti e, molto  verosimilmente lo siete davvero!  Quello che mi sconvolge è la tolleranza verso di voi è la vostra prole. Sono sinceramente basita. Non si tratta di casi sporadici. Ormai siete quasi la norma. Mi spaventa un mondo popolato da scimmie urlanti che non comprendono la differenza tra me e un genitore che magari riesce pure ad apprezzare i calci o gli strilli nelle orecchie, come se stessero prendendo fuoco! 

Mi spaventa che siate riusciti a far passare tutto come legittimo, persino gradevole. Che abbiate trasformato il vostro inferno personale in un inferno collettivo da condividere sistematicamente con ogni povero malcapitato di turno!

E non diciamo che sia un caso perché sti orrori sono all’ordine del giorno su qualsiasi mezzo di trasporto pubblico, supermercato, strada, etc. Ad ogni latitudine e longitudine. Non ho ancora fatto lo studio sociologico e statistico delle nazionalità coinvolte ma ce ne è proprio bisogno? Dovreste vergognarvi e basta! 

Ma no, è vero, non lo fate, c’avete pure la faccia come il culo di indignarvi se hotel e ristoranti non accettano le piaghe umane che avete messo al mondo e cresciuto con tanta non curanza! Voglio proprio informarmi, a sto punto diventa una questione di principio, voglio proprio vedere se anni fa era così o meno. Ho i miei dubbi perché fino a un paio di generazioni fa si rigava dritto, c’era rispetto, la “paura educata”  di dar fastidio e non la pretesa di farlo con la strafottenza di chi pensa che sia un suo diritto! I diritti dell’infanzia sono altri, ma anche da piccoli ci sono delle regole, dei doveri! Aripigliatevi! 

Brisbane culturale, giorno 25

Sveglia di notte con la nausea, sono totalmente disgustata e non ne capisco il perché. Probabilmente non bisogna cercare nemmeno troppo lontano: il riso cinese ieri sera, cibo intrugliato! Strano perché da quando sto qui ho mangiato un solo hamburger, il fatto è che tocca fare lo slalom tra le varie salse e salsine che mettono ovunque, pure nell’insalata! Li ho visti con i miei occhi spremere un intero tubetto di maionese su inermi foglioline di rucola e lattuga! Se non lo fai per la salute, almeno per il gusto! Ma quanto può far schifo una cosa del genere? Come quelli che mettevano il ketchup sulla pasta a Londra…. non me li dimenticherò mai! Ci sono cose che sono un insulto implicito non solo al buon gusto ma anche alla cultura di un popolo! Provo a far colazione ma rinuncio, non è cosa. Esco con calma, volevo andare al museo oggi. Arranco con estrema calma lungo il Kurilpa bridge, lo adoro, è stato amore a prima vista. 

Il museo è semideserto e me ne rallegro, per la mia solita a versione per le folle! Comincio col simulatore dell’hidron collider, solo un esposizione a scopo divulgativo rispetto a quello capolavoro di ingegneria che sta a Ginevra. Mi fa strano vederlo qui, dall’altra parte del mondo, un progetto che ha preso forma in Europa ma al quale hanno comunque partecipato fior fior di cervelli da tutto il mondo. Si parla di un numero che ormai supera abbondantemente le 10.000 persone. Chapeau! 

La mostra comincia con pezzi in miniatura della struttura, la lettera con la quale si è sancito l’accordo e la proiezione dell’annuncio della conferma del borsone di Higgs. 

Da lì si passa in un corridoio dove si trovano tavoli e foto con altro materiale, autentico e riprodotto, registrazioni reali di annunci ufficiali e fatti realmente accaduti, come anche l’incidente inglorioso di qualche anno fa. Ho aprezzato molto il fatto che non abbiano omesso niente, non è stato solo un lavoro di raccolta e ricerca celebrativa. Evviva l’onestà intellettuale!

Poi la stanzetta con la proiezione di quello che succede realmente all’interno del collider. Se si potesse starci dentro, osservare il momento dello scontro tra le particelle, il momento “x”. Già osservato più e più volte in documentari sulla nascita dell’universo e altrettante volte discusso nei miei 2 anni di fedele frequentazione del corso di eccellenza di Maiani alla facoltà di fisica alla Sapienza! Bei tempi, lezioni illuminanti, tanti ricordi!

Da sola, nella stanza, l’emozione è raddoppiata, la nausea per la quale mi sentivo quasi svenire poco prima è persino svanita per lasciare il posto a qualcosa che ricorda molto di più le farfalle nello stomaco! Lo scontro, i colori, linee che partono in tutte le direzioni… Se mi fa effetto da profana,  figuriamoci gli scienziati veri! Volevo restare per vederlo una seconda volta ma entrano delle persone, la nausea si riaffaccia, il silenzio e la magia ormai sono rotti. Esco e passo per la riproduzione degli uffici di alcuni scienziati. Fatti moooolto bene, molto fedeli e molto anni 70. È un tuffo nel passato e anche se i risultati più rilevanti sono arrivati in tempi recenti fa comunque piacere questo tuffo nel passato. 

Uscendo compro un libro di Stefan Klein we are all stardust che non parla di stelle ma delle vite di alcuni scienziati di rilievo.

La zona sud della città trascura cultura da tutte le parti. Attaccato c’è il Goma galleria di arte moderna, la State library of Queensland. Art gallery, altri musei, il conservatorio, l’università. Tutti edifici ben tenuti, uno accanto all’altro. Sogno qualcosa di molto simile anche per noi…ma è forse qualcosa che riguarda più il nostro passato remoto che il nostro futuro. Passo il resto della giornata a vagabondare, la nausea forse passa sognando! 

Brisbane nord, giorno 24

Colpi di batteria, un ritmo che adoro e una melodia che si ripete così familiare nelle mie orecchie e nelle mie cuffiette.  

Quando il cuore è convinto non sbagli mai, prova a chiedere al vento quello che vuoi, c’è chi ha detto che hai fatto dei bei casini e distratta distruggi ogni cosa sai…  

Mi fermo alla fermata del traghetto di Riverside (vedi foto) dopo la scarpinata per Chinatown e la Valley. Molto carine entrambe ma qui ci sono le fontane e il fiume. Camminando per la Valley ho cominciato a realizzare che la vacanza è finita e dopodomani già si parte! È da un mese che sto in giro e sto tempo non l’ho proprio visto passare. Sono successe tante cose, ho visto tanti posti, conosciuto molta gente, persone piacevoli, altre meno ma il viaggio per me continua ad essere nella testa, a intrecciarsi con la vita di tutti i giorni, anche da ferma. 

Per certi la vita cambia in vacanza, io invece c’ho visto una certa continuità. Di cose belle come brutte. Non è un po’ utopico e infantile credere e sperare che una vacanza possa essere solo bella? Eppure la magia è intatta, talmente ho sognato di venire quì. C’è una parola in inglese che adoro, intertwined, secondo me, rende perfettamente l’idea, ancora più del simbolo dello yin e tan. 

Torni qui, com’è facile restare sveglio! Torni qui, ho perduto troppo ma ora… Torni qui, sono piccolo per abbracciare il cielo, Torni qui, troppo grande per volarci dentro! 

L’adoro, l’ascolto a ripetizione, non me ne stanco mai. 

Cartesio diceva: “conquista te stesso, poi il mondo“. Ecco perché questo viaggio non sarebbe stato possibile prima ma solo adesso! 

Anyway, la parte nord della città è un po’ meno verde ma ci sono dei graffiti spettacolari, una marea di concessionari di auto nella Valley, uno dopo l’altro. 

Il fiume non è il mare ma dà un senso di maggior respiro a questa città. Certo, col mare sarebbe stata perfetta ma con tutto questo verde ci si avvicina parecchio. 

Brisbane sud, giorno 23

Per scoprire la città ovviamente comincio dal sud! No, non è vero, non lo faccio per motivi ideolologici… è un caso, dopo il giro in traghetto di ieri mi sembrava la scelta più logica, quando ho visto tutto il verde che emergeva dalle rive di Southbank non potevo lasciare a dopo questa parte della città. 
Prendo il Victoria bridge, sulla parte sud c’è un monumento conmemorativo per un bambino greco morto accidentalmente tanti anni fa. Un’episodio che aveva scioccato la comunità e gli hanno reso omaggio così. Poco più in basso la strada degrada in giardini di curatissimi, una viale interamente coperto da bougainville, la ruota panoramica, ormai inflazionata in molte grandi città, ma soprattutto il conservatorio. Lo vedo e non ci credo: tenuto benissimo, circondato da vegetazione rigogliosa ma soprattutto prima di vederlo lo senti. C’è una musica piacevolissima nell’aria, si capisce che sono prove o esercizi. Dietro e accanto l’università ma decido di continuare sul lungo fiume. Due piscine curatissime e sorvegliate da bagnini in pieno centro, gratuite e accessibili a tutti. Fantascienza per noi, normalità qui. 

Ci sono sdraio non incatenate ma nessuno si sogna di piegarle e portarsele a casa! Profumo di civiltà, non solo di fiori. I vari prati, ben tagliati, sono puliti e curati, mi ci sdraio e mi godo l’aria pulita! 

Sogno questo tipo di civiltà anche per le nostre città, nessun molestatore, c’è gente in giro ma c’è un silenzio di pace, di armonia. Non faccio che chiedermi cosa ci impedisca di fare altrettanto, se sia solo una questione culturale o se ci sia dell’altro. 

La mia nostalgia incrociata, fede compagna di viaggio, ovunque vada o non vada, non smette mai di ricordarmi quel che siamo e quel che non siamo, quello che potremmo essere, diventare, a quanto basterebbe poco ma, evidentemente, è così solo nella mia testa. Evidentemente il diavario tra noi e la civiltà è più ampio di quanto sia disposta ad ammettere. Lo dico con la morte nel cuore perché amo il mio paese ma non sono così cieca da non vedere e soffrire per i nostri limiti. 

C’è di peggio, lo so, ma non serve a niente confrontarsi con chi sta peggio. Abbiamo tutti un certo margine di miglioramento e noi abbiamo ancora tanta strada da fare. 

Brisbane, giorno 22

Scappiamo quanto più velocemente possibile da sta trappola per topi di hotel, lasciamo le valigie nell’appart-hotel che ho prenotato solo per me perché oggi Laura torna a Sydney.
Colazione con pancakes, sciroppo d’acero e frutti di bosco per cominciate bene la giornata e poi ci dirigiamo verso Eagle Street Pier per prendere il traghetto che ci condurrà lungo buona parte del fiume. Il quartiere è tutto moderno, mi piaaaaceeee! Il cielo è coperto ma i sta bene lo stesso. I biglietti si fanno a bordo, ci accoglie una bionda attempata dell’aria un po’ svampita. Aspetto un po’ per pagare perché nel frattempo lei chiacchiera, ride, balla, si dondola sa un piede all’altro! Errata corrige: è totalmente svampita! Ma a modo suo è simpatica. Corro da una parte all’altra del traghetto per fare foto, Brisbane è piena di ponti e sono tutti diversi gli uni dagli altri. 

Nel frattempo la tipa fa battute idiote al microfono. Il resto del personale sembra sulla sua stessa scia, il capitano che a tratti va velocissimo manco fosse un motoscafo e la collega che apre e chiude la passerella. Al capolinea scendono tutti e 3 e cominciano a sghignazzare, sembra la barca più pazza del mondo, a conduzione familiare quando in realtà non è così. Mi fanno ridere anche se non credo che sia il loro intento principale. Tutto il lungo fiume è curatissino, in periferia ci sono persino vallone con l’accesso diretto al fiume e tanto di imbarcazione privata. 

Finiamo il giro, mangiamo una mega macedonia di frutta che oggi c’è il mercatino ai giardini botanici e poi torniamo in centro perché Laura deve recuperare il bagaglio e partire. 

Quando resto sola continuo a vagare un po’, mi fermo a chiedere informazioni per dei tour che vorrei fare con la stessa compagnia che mi ha fatto scoprire il sud dell’Australia e la Nuova Zelanda ma questi sono tutti soggetti alle condizioni meteo, vengono parecchio di più e soprattutto le previsioni sono pessime per il resto della settimana. Decido quindi di restare qui per il resto del tempo, d’altra parte la città promette davvero bene e se mi riposo un po’ non faccio un soldo di danno, che i viaggi e i cambiamenti non sono ancora finiti! 

Quando torno nell’appartamento mi accorgo di una follia senza precedenti. C’è l’asciugatrice e ok, c’è anche la lavatrice ma è montata in alto e al rovescio! Living down under ! Vorrei metterla in funzione, un po’ perchè ne avrei bisogno, un po’ per curiosità, ma l’appartamento è tapezzato di messaggi minacciosi riguardo ad eventuali danni. Desisto! Il vecchio metodo di lavare a mano, non sbaglia mai! 

Verso Brisbane, giorno 21

Cominciamo con un bel bagno al mare… per poi uscire pochi minuti dopo perché mi stavo riempiendo di bolle ovunque! Ignoro cosa fosse, tipo dermatite e non può essere da sole perché saranno si e no le 7 del mattino! 
Niente che una doccia di acqua dolce non riesca ad alleviare. Andiamo verso il porto, nella speranza di trovare ancora qualche traghetto per Fraser Island ma no, too late too bad! Resto cool comunque non mi scompongo proprio, sarà solo un motivo di più per tornare! Ho già in mente tantissimi piani diabolici e di riserva che sto preparando mentalmente ancora primari sbarcare in Australia perché già sapevo che non ce l’avrei mai fatta a vedere tutto a sto giro! Ulteriori visite si impongo al paese dei canguri, non è colpa mia, sono loro che me lo chiedono! È un ritornello che impari facilmente a forza di ascoltare quei balordi dei politici nostrani! In realtà ho smesso di ascoltarli da tempo ma li vorrei sempre guardare in faccia i supplicanti dei salvatori della patria per poi indistintamente sputare in faccia agli uni e agli altri. Ci hanno rovinato e non siamo vittime ma complici… anyway, keep calm e continuiamo a macinare kilometri! 

Stavolta verso sud perché Laura dopodomani deve riprende a lavorare e ripartiremo entrambe da Brisbane. Io tra qualche giorno ma vabbè…

Rifacciamo a ritroso tutta la strada, rivediamo le casette sulle palafitte in stile coloniale che sanno tanto di Louisiana! Pare che qui in inverno sia un casino per le alluvioni e ci siano pure gli alligatori! Gli unici animali che non mi rammarico di non aver visto anche se non gli farei mai niente si male. 

In realtà ho visto e fatto molto più di quanto avessi in testa. Il mio must erano canguri e koala e il mio sogno è ampiamente stato esaudito, con l’aggiunta di pelosoidi non previsti ma ugualmente adorabili. 

Mi addormento! Non dormo mai in macchina ma Laura ha una guida fluida e regolare. Quando mi risveglio ci fermiamo solo prendere qualche panino che mangeremo in macchina, senza altre soste fino a Brisbane. 

Pure l’hotel di Brisbane altra ciofeca, sporca e nauseabonda. Riusciamo subito, lasciamo la macchina in aeroporto e torniamo in città col trenino. Andiamo in giro e ci fermiamo ai giardini botanici (vedi foto) e a mangiare in un pub. La prima impressione è ottima. Vedremo se continuerà… 

La sera, vicino al comune c’è un ragazzo che canta in mezzo alla piazzetta. Noi facciamo foto, ridiamo, continuiamo a camminare, a un certo punto sento intonare un ‘Grazieeeee Rooooomaaaaaa’. Mi giro di scatto, non me l’aspettavo, era lo stesso ragazzo che stava cantando in inglese poco prima. Mi pare abbia un accento sardo però. Gli sorrido pensando che giusto giusto poco prima di partire avevo stordito due amiche in macchina cantando a squarciagola mezzo repertorio di Venditti! Il pensiero mi torna alle risate che ci eravamo fatte quella sera…oltre a tutto quello che avevamo sbudronato! 

No, non cercate, non è un termine che potrete trovare su alcun dizionario, è stato clonato da un vecchio amico al posto di mangiare tanto, come se non ci fosse un domani, ma è un termine che non esiste! Secondo me però esprime perfettamente l’idea, per questo lo uso spesso e l’ho anzi quasi sostituito al corrispettivo in italiano! 

Per rientrare prendiamo un taxi. Domani il traghetto per la crociera a sul fiume e così credo di aver preso davvero tutti i mezzi di trasporto immaginabili a sto giro!